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martedì 26 febbraio 2013

Il ritorno del provolone

Ci risiamo, Provolone è tornato alla riscossa.
Mi riferisco al mio super boss, al titolare dell'azienda dove lavoro che, tanto per fare un pò di memoria, potrebbe tranquillamente essere mio padre e ha il vizietto di provolare a destra e a manca. Basta che respiri.
Era da un pò di mesi che mi lasciava in pace, ora invece è tornato alla carica, fa il piacione, sguardi ammiccanti e un non so che, un atteggiamento che non riesco davvero a descrivere, ma che qualsiasi donna al posto mio interpreterebbe come "ci sta provando". Per farvi capire oggi persino un collega maschio si è accorto di quanto stesse sbroccolando, da tanto era palese e sfacciato.
Purtroppo ci siamo improvvisamente trovati soli in una stanza minuscola, anzi, in verità era lo stanzino della macchinetta del caffè nonchè antibagno. Nella porta a destra era in corso una riunione cui lui stava partecipando, io e una collega l'abbiamo dovuto raggiungere per parlargli e l'abbiamo intercettato mentre preparava i caffè. La collega ha cinguettato "faccio una pipì e arrivo!" e ha imboccato la porta di sinistra. A questo punto eravamo soli. 
Ha sussurrato "lo sai vero che sei sempre bellissima?"
io: "si, si certo lo so come no"
Provolone: "mfui non capisci niente" e mi accarezza il viso ripetutamente.
Io impietrita con il cervello inattivo.
Non so bene perchè, ma in questo tipo di situazioni non sono in grado di frapporre il solito muro che mi protegge e i miei neuroni iniziano ad imitare Homer Simpson
"Ok cervello, io non piaccio a te e tu non piaci a me... ma facciamola questa cosa così potrò tornare a bombardarti di birra... affare fatto."
Ecco, quindi l'unica cosa che sono riuscita ad enucleare ed enunciare è stata: "l'ultimo che ha fatto una cosa del genere l'ho morso"
Provolone: Ah si? mordimi
detto fatto, ho girato il viso e gli ho morso di striscio un dito, che nel frattempo ha ritratto
Provolone "ma mi mordi veramente!"
certo, mica scherzo
Provolone: "chissà quanto avrei resistito al dolore"
se vuole il mio cane è disponibile a fare una prova.

Ok, non è esattamente quello che si potrebbe definire un dialogo brillante. Ora terrò le antenne alzate e magari la prossima volta riuscirò a produrre qualcosa di meglio. 
Il problema è che si vede che ha anni e anni di esperienza, che sa come, quando e chi colpire e sono certa anche del fatto che il giorno che trova una che ci sta, a lui l'articolo non interessa più e molla la presa, perchè è l'esercizio del potere che gli interessa, far capire che è in una situazione di superiorità.
Certo poi se una accetta mica gli fa schifo, questo è ovvio.
E' davvero un essere schifoso. E' ammiccante ma raramente esplicito, provocante ma sempre con una via di fuga libera, sono certa infatti che, se denunciato, direbbe "beh, era solo una carezza sul viso!". Come si spiega che c'è carezza e carezza?
Oggi ho capito perchè è stato istituito il reato di stalking. Ma quelli come lui sono davvero allenati e oltre a questo la sua posizione di superiorità (= da da mangiare ad un sacco di famiglie) fino ad oggi l'hanno protetto. 
Sogno un mondo in cui non debba anteporre la salvaguardia del mio lavoro al rispetto dei ruoli = poterlo mandare affanculo tranquillamente e serenamente senza correre il rischio di essere messa al cancello.


mercoledì 13 febbraio 2013

compagni di classe

Non mi piacciono i cambiamenti. Non mi piace la novità, più che altro se non l'ho cercata e scelta io. Mi piace la routine, fatta di cose che conosco e padroneggio. Detta così, mi rendo conto che non faccio una bella figura, in realtà sono anche abbastanza reattiva, se mi si presenta un ostacolo ho solo bisogno di mettere un attimo a fuoco e poi riparto, cercare due punti di riferimento e via.


Il problema forse è proprio nel cambiamento atteso o inatteso. Nel senso che se trovo un ostacolo improvviso solitamente non cincischio e agisco, mi infastidisce invece l'attesa del probabile cambiamento, che non posso né pilotare, né modificare, posso solo attendere, aspettare che qualcun altro faccia delle scelte che poi mi coinvolgono. Ecco, ho messo a fuoco. E' questo che mi fa uscire pazza: l'impossibilità di decidere e la sensazione di essere in balia di altri.

Questa sensazione di inquietudine la sto vivendo quotidianamente al lavoro. In tre anni ho cambiato tre uffici, 4 gruppi di colleghi, 2 mansioni (in teoria) e ora si annuncia un probabile, imminente (?) nuovo rimpasto di persone e scrivanie e forse di mansioni.

Non voglio cambiare ancora compagni di classe.

Durante la quotidianità in ufficio si creano rapporti molto simili all'amicizia, ci si abitua alla convivenza, si conoscono le abitudini dell'altro, le si apprezza o le si tollera. Si fa squadra, ci si aiuta e si litiga.

Cambiare di nuovo, tra l'altro, vorrebbe dire anche tornare indietro, disfare quel po’ che è stato costruito in questi 3 anni, perché si ritornerebbe (forse) alla disposizione iniziale, quella di partenza, resettando tutto quanto.

Non mi piace. Non mi piace soprattutto perché nessuno mi chiederà cosa ne penso (lo so, sono presuntuosa) e perché nello scegliere questo ennesimo cambiamento non verranno nemmeno sfiorati dall'idea che possa dispiacere a qualcuno, che ci vorrà poi del tempo per formare nuove squadre affiatate, che la collaborazione non è una cosa che puoi imporre con una circolare o con le grida (usa anche questo metodo da noi, insieme alle lavate di capo pubbliche).

Devo solo aspettare, il cambiamento è stato annunciato, forse ci sarà, forse no, ma, almeno qui, voglio esprimere il mio dissenso!

mercoledì 23 gennaio 2013

A qualcuno devo dirlo

Ok, è vero, non si fa. E' da impiccioni, è maleducazione, è mancanza di rispetto. Ma l'ho fatto, anzi, l'abbiamo fatto, perché ho un complice in tutto ciò.
REWIND
Condivido l'ufficio, tra gli altri, con il figlio del boss (il figlio di questo qui). E' un tizio per nulla attaccato al lavoro, direi piuttosto un cazzaro, si finge sempre super indaffarato e appena è in difficoltà alza la voce e antepone il suo cognome a qualsiasi discussione. Diciamo che non è esattamente il mio migliore amico. Aggiungo inoltre che in ufficio non segue le regole imposte a tutti, come il divieto di utilizzare il cellulare personale o internet per fini personali, come penso accada nel 99% dei luoghi di lavoro, del resto.
Il Cazzaro ha sempre avuto atteggiamenti per noi inequivocabili circa la sua volontà di NON mostrare ad altri il monitor del suo computer. L'unico che non si è mai apparentemente curato di questa ossessiva ricerca di privacy è il nostro, nonché suo, responsabile, nonché suo zio. 
Quando ci siamo trasferiti nell'attuale ufficio ha fatto il diavolo a quattro per ottenere una scrivania da dove nessuno potesse controllarlo e quando si è accorto che la finestra alle sue spalle avrebbe potuto riflettere il contenuto del suo monitor ha dapprima tentato di mascherarlo tenendo costantemente aperto il coperchio della fotocopiatrice (posta sotto la finestra), poi ha più semplicemente imposto di non sollevare la tenda. Mai.
E adesso arriviamo al dunque. Il Cazzaro si ammala e il responsabile ha bisogno di un certo documento. Trova due chiavette USB aziendali sulla scrivania e ne prende una. Torna poco dopo, scuotendo la testa con disappunto, la appoggia sulla scrivania e prende l'altra.
A questo punto, non appena rimasti soli, io e il collega Rugby cosa facciamo? ovvio, controlliamo il contenuto della chiavetta. Diciamo che non era esattamente un cartone animato.
Però siamo andati oltre. Sulla scrivania del Cazzaro giace da sempre un hard disk esterno.
chiaramente la curiosità a quel punto era stata attivata, quindi, complici, abbiamo proseguito con l'amena attività di farci i cavoli suoi. 
Risultato: 582 GIGA DI FILM. Chiaramente non per bambini.
Da li le domande: ma li vede in ufficio?! e noi che pensavamo semplicemente chattasse con l'amante!
Ma perchè li conserva?! li rivede anche?!
Le domande rimarranno ovviamente senza risposta, ma è chiaro che guarderò il cazzaro con occhi diversi, d'ora in poi.

martedì 12 giugno 2012

Notizie dal Fronte

Inspira, espira, inspira, espira

Se ci si potesse limitare a questo, sarebbe facile. Il problema è concentrarsi SOLO su quello, sul respiro.

Giornate settimane periodo difficile al lavoro. Mi sento come l'asino della storiella, quello a cui il padrone riduce progressivamente le razioni di cibo fino a smettere completamente di nutrirlo per poi affermare "che sfortuna, proprio ora che aveva imparato a non mangiare è morto".

La goccia che ha fatto traboccare il vaso questa settimana è la totale definitiva e ingestibile mancanza di organizzazione.

Ok, io sono un filino paranoica, mi piace avere tutte le cose pianificate o quanto meno un abbozzo di pianificazione. Se so che ho una determinata scadenza non mi piace arrivare all'ultimo minuto, che la mia saggia mamma mi ha insegnato che l'imprevisto è dietro l'angolo e quindi rischi di ritardare, se sei sempre sul filo di lana. Quindi mi ritengo ben organizzata. Nella mia programmazione mentale, da quando c'è Paciuk, prendo in considerazione anche l'imprevisto, cioè il buttare a pallino la mia pianificazione. Ho fatto passi da gigante, prima un cambio di programma mi frustrava a mille, è bastato aggiungerlo nel mio file mentale e lo gestisco molto meglio.

Però al lavoro questa cosa non funziona, o meglio, non riesco a farla funzionare quando PALESEMENTE le cose si sarebbero potute organizzare prima. Mi spiego: se c'è un'emergenza io reagisco bene, ma se ritengo che quella NON è un'emergenza ecco, vado ancora in palla.

Tutta questa sbrodolante premessa per raccontarvi il mio inizio di settimana. Il fine è avere il vostro appoggio, quindi sfoderate buone parole e pacche sulle spalle, please.

Da ieri una collega è in ferie e questo rientra nel novero delle cose pianificate. Ci siamo incontrate settimana scorsa per fare un mini passaggio di consegne e, pur sapendo che il carico di lavoro sarebbe indubbiamente aumentato, so anche che si tratta di una sola settimana, poi toccherà a me.

Lo sparo nella notte è stata la notizia di ieri mattina: "oggi arriva la stagista."

Ora, è almeno 2 mesi che mi hai detto che sarebbe arrivata questa tizia francese e si sarebbe fermata 4 settimane. Peccato non mi avessi mai detto QUANDO sarebbe arrivata. Escludo tu l'abbia saputo sabato sera, o no?!

Ma non è finita qui. Chiedo: "quindi?" risposta: "pensavo di farle fare l'archivio aiutata da S:" "bellissima idea!"

Peccato che quando poi la poveretta si è palesata, di fronte a lei e a suo padre (che è il nostro agente) ha detto "tu cara stagista sarai l'ombra di WonderPi".

WHAT?

Quindi in sostanza ce l'ho attaccata al sedere da ieri, senza sapere cosa farle fare, con una quantità immane di lavoro (=il mio solito –già di per sé denso + quello della collega).

C'è anche un lato comico però. Ieri il genio della lampada (sempre il capo, ovviamente) mi chiede: "tu sai che orari fa D?" perchè dovrei sapere che orari fa D, visto che è in un altro ufficio, in un'altra palazzina? "ehm no, perché non lo chiede a D?" "visto che lei abita verso xyz volevo chiederle se può passare a prendere ogni mattina la stagista e riportarla a casa la sera"

Forse a voi non fa tanto ridere, perché non sapete:

A. Che la collega D è la donna più ringhiante e abbaiante che si sia mai vista sulla terra, una che grazie al ringhio si è fatta terra bruciata intorno e infatti ora che la collega è in ferie tutti vengono da me "perché sai, se chiedo a D è un macello" (ma vaffanculo – ndr)

B. Che il luogo dove risiede D dista circa 25 km da dove risiede la stagista, è vero che per arrivare al lavoro PIU' O MENO ci passa vicina, ma vuol dire deviare completamente strada (=uscire dalla circonvallazione e immettersi in città, tanto per capirsi)

C. Infine è necessario chiarire che non viviamo nel terzo mondo, che, se pur modesti, abbiamo dei mezzi di trasporto pubblici dignitosi e, infine, la stagista è anche abbastanza sveglia, può sicuramente cambiare 2 mezzi per arrivare qua!

Alla fine il capo è riuscito a trovare un volenteroso che ogni mattina andrà a prenderla, per il rientro… boh, non pervenuto.

Ah, al capo era sfuggito che io settimana prossima non ci sarò e no, nel nostro bungalow non c'è spazio per la stagista, quindi se la pipperà lui (o la persona cui riuscirà ad appiopparla)

Ha condiviso con me la sua brillante idea di farle caricare gli ordini. Ho timidamente (?) fatto presente che non ha mai nemmeno visto il nostro programma gestionale, ma che se LUI si assume la responsabilità degli ordini che carica, proceda pure. Per spiegarle l'utilizzo del gestionale e controllare ad uno ad uno gli ordini caricati ci vuole più tempo che non a inserirli ex-novo…

Ma è una legge universale che i capi siano mediamente più stupidi dei loro sottoposti?

giovedì 19 aprile 2012

carriera

Premetto che la mia settimana si è aperta con questo focus:



e che intendo continuare ad avere questo come obiettivo per il più lungo tempo possibile.

Ciò detto vi riporto il dialogo avuto questa mattina alla macchinetta del caffè con la capa, la direttora generala, nonché co-titolare col fratello (il Marpione, do you remember?), che per questo e altri motivi chiameremo l’Anaffettiva.
La figliuola di costei ha scelto di proseguire i suoi studi il prossimo anno iscrivendosi al corso di laurea in ostetricia, in barba al fulgido futuro che l’aspetterebbe qui in azienda come erede (non unica) dell’impero.
L’Anaffettiva non condivide affatto la scelta della fanciulla e sta cercando in tutti i modi di ostacolarla e farle cambiare idea. La giovine, che probabilmente è l’unica sana della famiglia, sta pensando invece, oltre che di sbattersene della genitrice, di non iscriversi alla facoltà più vicina, che le consentirebbe di fare la pendolare, ma bensì in un’altra città, dove sarebbe costretta a risiedere.
Il che le fa guadagnare almeno 100 punti nella mia personale graduatoria.
La donzelletta ieri si è recata all’open day dell’università e l’Anaffettiva mi stava appunto raccontando, mentre sorseggiavo il mio caffè, del suo disappunto a riguardo e io, un po’ per provocarla, un po’ perché c’ho la Faccia come il Culo (FdC, in gergo Pi), le chiedo cosa ci sia di male in tale scelta.
Lei di tutta risposta, dimenticandosi forse per un momento con chi stesse parlando, mi risponde candida: “ma che futuro ha davanti? Una vita da dipendente, sempre a timbrare il cartellino, sempre alle dipendenze di qualcuno. Che carriera potrà mai fare?”
Ops, io sono alle sue dipendenze e sicuramente resterò per tutta la mia carriera alle dipendenze di qualcuno. Non solo perché non ambisco a rischiare di mio (che in casa c’è già il Pi che rischia di suo, anzi di nostro e basta e avanza), ma anche perché non me ne può fregare di meno di fare “carriera”.
Ma dimenticandomi per un attimo questo commento, che grazie al cielo mi è balenato in testa solo qualche attimo dopo, sempre con la FdC che mi contraddistingue e assumendo l’espressione più umile che mi venisse in quel momento le ho detto: “ma il dovere –difficilissimo- di un genitore è anche quello di riconoscere che i figli sono altro da sé e che pertanto possono compiere scelte diverse dalle proprie”.
“Certo” ha risposto stizzita “ma è mio compito farla ragionare”
“ah si si certo” l’ho liquidata, avviandomi verso il mio ufficio.
Non so perché, ma penso che il mio ruolo qui dentro non subirà miglioramenti di rilievo.
Io comunque faccio il tifo per la fanciulla e la sua carriera da ostetrica.

martedì 20 marzo 2012

Di tutto un pò

Vorrei fare un post sul tentativo di abbandono del ciuccio che stiamo affrontando.
Però vorrei fare anche un post sulla simpatia sfrenata della Cognata (sorella del Pi).
Ma vorrei anche fare un post sul periodo super caccoso al lavoro.
Ma non ce la faccio a fare tutto! allora faccio un bel post-minestrone, per tenervi aggiornati e fissare un pò le idee.

Partiamo dalle cose importanti: l'abbandono del ciuccio. 
Ieri siamo stati dal dentista per la prima visita di controllo e il Paciuk è stato bravissimo: ha spalancato le sue fauci, si è lasciato contare i denti, ha sorriso e si è fatto fare la foto per l'archivio del dentista. Ha ottenuto un bellissimo spazzolino+dentifricio+bicchierino+apposito astuccio. Wow!
Ovviamente il dentista ci ha detto che DOBBIAMO togliergli il ciuccio, che la lieve malformazione che ha ora può naturalmente rientrare se si toglie ALLA SVELTA, diversamente lascia danni.
Vedendo la mia faccia sgomenta (ci abbiamo già provato due volte, forse con metodi sbagliati, forse con poca convinzione) ha snocciolato La Verità: "tagliate via la punta e gli dite che è stato il topolino, poi dopo qualche giorno un altro pezzettino e via così, fino a quando non riesce più a tenerlo in bocca".
Ora ho un pò paura a dirlo, ma è la seconda sera che si addormenta senza. Ieri l'ha buttato fuori dal letto dopo avermi chiesto cosa fosse successo "un topo?! dobbiamo mettele una tlappola!". Questa sera mi ha detto di riporlo sulla mensola, che non lo voleva e ha aggiunto "non è stato il topo, è stato il Pel!". Va bè, se funziona gli dico anche che è stato Pisapia, basta che lo molli!

Argomento due: niente, uno sfogo rapido tra di noi, me lo concedete? poi ditemi se sono io esagerata eh: la Cognata telefona e parliamo del più e del meno, mi parla dei suoi due figli-amebe (è davvero difficile sentire la loro voce, anche perchè risponde sempre lei alle domande che si pongono loro. E hanno 14 e 10 anni) e io le parlo di Paciuk. Mi dice che l'ha trovato cresciuto domenica scorsa (non lo vedeva da Natale, vorrei ben vedere!) e poi non ricordo in risposta a quale mia affermazione (niente di che, qualche aneddoto quotidiano) spara la sua prima bordata "eh ma perchè il tuo è nevrastenico, i miei sono più tranquilli". Sei simpatica come uno sciame di zanzare. Ma ti pare carino dirmi che ho un figlio nevrastenico?! Soprassediamo e andiamo avanti. "siamo stati dal dentista bla bla, bravissimo bla bla, spazzolino bla bla, togliere il ciuccio glom. Il fatto" le spiego "è che succhia solo di notte, ma con gusto! da di quelle ciucciate!" "eh si, è molto nervoso" MA COSA CAZZO STAI DICENDO?! è da Natale che non ci vedi, ci hai incrociato 10-minuti-10 domenica scorsa a casa dei Nonni Strani (casa nella quale non andavamo da Natale 2010, ma questa è un'altra storia) quando sei venuta per mollare li il tuo secondogenito e ti permetti di sputare sentenze così?! Ora, di sicuro Paciuk non è un agnellino, è un bambino caparbio e deciso, ma sia chiaro che non farei cambio con i tuoi, che non hanno un filo di personalità e sono già vecchi prima di diventare maturi. 
Non so se si è capito, ma sto soffiando e ho tutto il pelo dritto sulla schiena. E per fortuna abita a 30 km da qui, altrimenti la graffierei. Ecco.

Ultimo punto: ma devo proprio? Mi viene il vomito a parlare di lavoro. Ma ormai ho aperto l'argomento e super velocemente lo chiudo.
3 settimane fa. Riunione con super capi+ colleghi+la sottoscritta. Argomento: il Collega Nuovo è ormai autonomo, procediamo con il progetto iniziale, quindi Wonderpit passa il suo pacchetto clienti a lui e inizia finalmente a svolgere le mansioni che è da due anni che le diciamo vorremmo affidarle.
15 giorni fa. Il Collega Nuovo presenta le dimissioni
10 giorni fa. Scopro che non hanno intenzione di cercare un sostituto.
Punto.

giovedì 12 gennaio 2012

Cambiamo il punto di vista

Ora, sappiamo tutti in quale situazione economica ci troviamo. Siamo tutti anche ben consapevoli che da una donzella 33enne ci si aspetta che sforni almeno un altro erede e pertanto sono pochi i datori di lavoro che potrebbero credere al "no, non voglio altri figli, mi assuma pure". Tutto questo per arrivare alla (triste) affermazione che io in questo posto di lavoro ci devo stare, quanto meno fintanto che le aziende del circondario la smettono di chiudere dall'oggi al domani.
Ordunque, alla luce di tutto ciò, cerco di cambiare il focus e buttarla sul ridere.
Ieri il titolare, nonchè il marpione di un bel pò di post fa, si è presentato ad un'importante riunione con un importanterrimo cliente CON IL CAMICE NERO DA OFFICINA. Ricordate il presidente operaio? ecco, voleva recitare quella parte li. Tutti noi colleghi l'abbiamo sgamato. Chissà l'importanterrimo cliente che ha pensato? (secondo me: "ah, sto affidando il mio business ad un'azienda che ha il tenore di un'officina da garage, se il titolare si sporca ancora le mani con l'olio del motore invece che fare il manager dei suoi 120 dipendenti")
La titolare invece ha pensato bene di partorire (sempre ieri: giornata prolifica!) una nuova disposizione per la reception: è vietato aprire il cancello finchè non viene suonato il campanello. Cioè anche se mi vedi al cancello, mi conosci, sai chi sono, lavoriamo insieme tutti i giorni, devi aspettare che io metta in folle, tiri il freno a mano, apra la portiera, esca, ti suoni il citofono, mi chieda "chi è", ti risponda "WonderP". Solo allora puoi aprirmi. Questo perchè alcuni corrieri avevano preso il brutto vizio di fare un colpo di clacson, assai fastidioso (?). Di sicuro comunque meno fastidioso di quanto sta avvenendo da ieri (anche durante la riunione con l'importanterrimo cliente): 
1. Colpo di clacson
2. rumore di finestra che si apre 
3. la centralinista che urla "NON DEVE SUONARE IL CLACSON! C'E' IL CITOFONO!"
4. DLIN DLON DLAN (tipo stazione centrale) : è il citofono.

Infine la moglie del titolare, incaricata di preparare un brunch per 7 persone, ha acquistato salumi e formaggi CONTATI, per cui, quando si sono presentati con un ospite in più è andata in panico e MI HA CHIESTO DI MANGIARE POCO, CHE TANTO A GENNAIO SIAMO TUTTI A DIETA (?)

Ecco, in questi giorni riesco davvero a riderci sopra!


venerdì 16 dicembre 2011

Lavoro in un'azienda

-Lavoro in un'azienda che a inizio dicembre ha proclamato la cassa integrazione per 20 dipendenti (su 120) per 13 settimane.
-Lavoro in un'azienda che tra natale e capodanno chiuderà per ferie, tranne 20 dipendenti.
-Lavoro in un'azienda che nei 10 giorni precedenti alla proclamazione della cassa ha registrato 1220 ore di straordinario, che presumibilmente verrà pagato in nero
-Lavoro in un'azienda che da 2 settimane ha iniziato l'ampliamento del capannone di circa 4000 m2
-Lavoro in un'azienda che ha deciso che la cassa debba essere fatta un giorno a settimana anche dagli impiegati, non solo dagli operai, però solo da 5 impiegati, che gli altri hanno un sacco di lavoro (traduco: l'ufficio vendite non c'ha una mazza da fare, ma stranamente l'ufficio acquisti è oberato... cosa comprerà, se l'ufficio vendite non inserisce ordini? mistero).
-Lavoro in un'azienda che mi fa fare un giorno di cassa integrazione alla settimana, nonostante io abbia qualcosa come 140 ore di ROL arretrate.
-Lavoro in un'azienda che quando i clienti chiamano nel giorno di cassa integrazione gli viene risposto "WonderP è malata oggi" oppure "WP è in ferie" e io cado dal pero quando il giorno dopo mi dicono "mi fa piacere che sia guarita" o "ha buon tempo lei, che fa le ferie!"
-Lavoro in un'azienda che questa sera ha invitato a cena tutti i dipendenti. E saranno sorrisi e pacche sulle spalle per tutti e "siamo una grande famiglia". 
-Lavoro in un'azienda che ha deciso che i regali che arrivano vengono condivisi tramite apposita lotteria durante la cena. Previa cernita dei capi, che il meglio se lo portano a casa.
-Lavoro in un'azienda la cui titolare si disfa di alcuni soprammobili non graditi facendoli passare per regali pervenuti in azienda e li mette in palio alla suddetta lotteria
-Lavoro in un'azienda dove la moglie dell'altro titolare (sono fratello e sorella), che lavoricchia part-time per l'azienda, ha preteso che il suo nome fosse inserito nel bussolotto per l'estrazione della lotteria. (Spero davvero che vinca il vaso di sua cognata).
-Lavoro in un'azienda dove il figlio del titolare, ovviamente assunto e ben remunerato, non fa una mazza tutto il giorno e tutti si stupiscono e cercano di scandagliare il perché il suo ufficio non sia "produttivo".
-Lavoro in un'azienda dove in effetti non è vero che il figlio del capo non fa una mazza tutto il giorno, in realtà ha una fitta corrispondenza con amici e amichette su varie chat e poichè alle sue spalle c'è una finestra che riflette il monitor del suo computer (=probabile sgamo), lui lascia aperto il coperchio della fotocopiatrice affinchè si neutralizzi l'effetto-specchio della finestra e tutti fanno finta di non averlo capito.
-Lavoro in un'azienda dove il titolare in assemblea generale dichiara che grazie al suo fiuto abbiamo abbandonato clienti che in effetti si sono rivelati moribondi e poi mi fa una lavata di capo perchè è arrivato un ordine del suddetto cliente e io mi sono permessa di chiedere al cliente se fosse un errore. (Piccolo inciso per maggior comprensione: è dall'inizio dell'anno che stiamo "sfilando" le produzioni di questo cliente, restituendo mezzi produttivi e materia prima eccedente, facendo inventari su inventari affinchè non avanzasse nulla e si arrivasse con magazzino a zero). 
-Lavoro in un'azienda dove il titolare ci ha dato degli "ominicchi, quaquaraquà e rottinc..." (cito testualmente, puntini di sospensione inclusi) sulla bacheca aziendale (ovvio, non di persona) perchè ci siamo permessi di chiamare i sindacati quando è stato scoperto che per scovare dei ladruncoli negli spogliatoi maschili erano state installate delle telecamere.
-Lavoro in un'azienda che si riempie la bocca con parole come "orario flessibile", "incentivi alle mamme lavoratrici", "nido aziendale". Ma sono solo parole che danno aria ai polmoni.
-Lavoro in un'azienda dove ultimamente non lavoro più volentieri.

domenica 13 novembre 2011

L'inps le 100 fatiche di Wonderpit

Visto che al lavoro non hanno più voglia di dimostrarsi disponibili, attenti e sensibili alle problematiche delle mamme lavoratrici, io non sono più disponibile, attenta e sensibile alle problematiche del lavoro d'ufficio. 
Praticamente me ne fotto.
Ho smesso di essere proattiva e propositiva, non dico più quello che penso, non faccio più sapere la mia opinione, mi faccio i cazzi miei. Prima quando dicevo la mia mi ringraziavano e apprezzavano la trasparenza e la sincerità. Ora che non lo faccio più nessuno se ne accorge.
Forse pensano che tutto vada bene, o forse non si accorgono della differenza. Fa riflettere.
Però i sassolini dalle scarpe riesco comunque a togliermeli. Tipo venerdì, quando sono venuti a chiedermi cosa ne pensassi del collega nuovo, dopo che la collega ha sbottato col capo urlando che è un incapace (quello nuovo) e che lei è stanca di parare i suoi errori. Io è da un pò che nutro un pò di dubbi su di lui, però francamente non avevo voglia di investire parole ed energie e andare ancora una volta a bussare dal capo, quindi mi sono fatta gli affari miei. Però dopo aver detto la mia (a domanda, ho risposto), visto che il capo si è pure un pò stupito e stranito di non aver avuto segnalazioni prima, io ho candidamente risposto "nessuno mi ha chiesto di far sapere cosa ne pensassi e del resto non penso sia io la persona che dovesse vegliare e verificare il percorso di formazione del collega nuovo". Tiè, beccati questo.
Che poi tanto solo io ho capito che era un sassolino che mi stavo togliendo, il capo mica l'ha capito.
Comunque, tutto questo per dire che ho un bel pò disinvestito sul lavoro e finchè dura questa mia capacità di fregarmene, ben venga.
Ho quindi deciso di godermi mio figlio durante le vacanze di Natale e per farlo a pieno ho fatto richiesta di congedo parentale dal 24 all'8. In sostanza la maternità che non ho goduto del tutto e che mi spetta fino ai 3 anni.
Sono diligentemente andata sul sito dell'INPS per scaricare il modulo e scopro che dal 1° ottobre le domande si fanno solo via web. Bella idea, penso. L'ho pensato fino a quando non mi sono addentrata nella procedura.
1) Per accedere al servizio devi avere un PIN. La prima parte del pin è stata spedita a casa ennemila mesi fa dall'INPS stessa.
1 bis) cerca la lettera
2) richiedi la seconda parte del PIN tramite portale e attendi l'sms che ti comunica la restante parte del PIN.
3) cerca nel portale il percorso giusto per trovare il modulo di congedo parentale. Si, perchè te ne danno solo una parte, un pò come in una caccia al tesoro, la parte finale te la devi cercare da sola. Per la cronaca, è nel capitolo Invio domande di prestazione a sostegno del reddito > diminuzione capacità lavorativa > MATERNITA - EUREKA! Ecco, io per trovarlo ci ho messo un pò, che non pensavo mica fosse una domanda di prestazione a sostegno del reddito, pensavo fosse la mia voglia di stare con mio figlio, ma quel capitolo li non c'era.
4) Riprova nei giorni successivi a connetterti, che hai trovato il percorso ma il sito non funziona.
5) Scopri che il tuo PIN non va bene, che serve un PIN DISPOSITIVO (?!)
6) capisci come richiedere un PIN dispositivo
7) compila la domanda per PIN dispositivo, stampala, firmala, fotocopia la carta di identità, scansiona il tutto, caricalo sul portale (c'era anche l'alternativa: mandarlo via fax o portarlo di persona (!!) ).
8) attendi l'attivazione del PIN dispositivo
9) una volta ricevutolo (2 giorni dopo), procedere con la compilazione della domanda.
Stando a quanto ti dice il portale, non devi presentare nulla in azienda, che fanno tutto loro. Io per scrupolo ho comunque avvisato, (ah, e il capo ha detto "grazie che me lo chiedi" no, non te lo sto chiedendo, te lo sto comunicando, ma vabbè) e la povera collega dell'ufficio del personale ancora oggi, dopo 15 giorni, si domanda come riceverà la comunicazione della mia richiesta. 
Sono la prima in azienda che la fa da quando è iniziato il nuovo sistema on-line. Che culo!
Si accettano scommesse

venerdì 9 settembre 2011

Come fanno a dormire le facce di bronzo

Davvero io me lo domando.
Come fanno a predicare bianco, fare nero e poi guardarsi serenamente allo specchio?
Ok, io sono una fissata con la coerenza e magari esagero, però davvero certa gente ha la faccia come il culo.
La causa scatenante del mio quesito è, tanto per cambiare, il lavoro. Si riempiono la bocca dicendo che "agevolano il lavoro femminile", "vanno incontro alle madri lavoratrici con orari flessibili" e quando poi è il momento di usufruire di questa predicata apertura mentale, ti rispondono che no, purtroppo non è possibile, perché si creerebbe il precedente e poi bisognerebbe concedere a tutti ciò che concedono a me. 
Non voglio entrare nel dettaglio di cosa io abbia chiesto, di cosa fino ad oggi abbia fatto, di cosa abbiano già ottenuto altre colleghe in termini di deroghe ecc, rientrerei nuovamente nella mia solita polemica lavorativa che è senza fine (l'unica fine è la lettera di licenziamento immediata). Non è solo un problema di "do un des" assolutamente mancato e di unidirezionalità delle loro richieste, quello che proprio mi chiedo stasera è come fanno a non farsi schifo. 
Come fanno a conciliare nella loro coscienza (ah, forse è qui il punto, la coscienza... ce l'hanno?) quello che predicano con ciò che poi effettivamente mettono in pratica.
Ma il problema è che magari loro ne sono pure convinti, di fare il bene delle lavoratrici, di non avere alternative. Forse è questo il punto, non si rendono nemmeno conto. Perché io SPERO che se solo nella loro testa avessero il minimo dubbio di essere degli stronzi, ecco, io spero che in quel caso proverebbero schifo per se stessi.
Il mio ottimismo e la mia fiducia nell'essere umano mi fa pensare, ancora una volta, contro ogni apparenza, che loro siano in buona fede, che siano talmente OTTUSI da non rendersi conto di avere un'alternativa, di non rendersi conto di non poter solo chiedere.
Questa è l'unica cosa che mi tiene a galla. Spero di non perderla mai questa fiducia, perché nonostante le batoste che ogni tanto arrivano, penso che sia comunque premiante.
Io avrò anche un eccessivo livello di coerenza, ma quando io mi guardo allo specchio, so sempre cosa aspettarmi da quella faccia li.

martedì 6 settembre 2011

Appunti delle vacanze

Eccomi qui di ritorno!
non so bene da che parte cominciare, perchè le ultime due settimane sono state davvero ricche e bellissime, ho scoperto (abbiamo, in realtà) che le vacanze in montagna non solo sono fattibili, ma sono pure meglio di quelle al mare, soprattutto in agosto: meno stress, meno gente, più aria per tutti, un sacco di possibilità, anche per famiglie con bimbi. Non so se è una prerogativa solo dell'Alto Adige, ma quella regione veramente è super! Parchi stupendi, sentieri di tutte le difficoltà, escursioni in bici, in ovovia, in treno: di tutto!
Noi ovviamente non ci siamo fatti mancare nulla, non saprei però dirvi cosa mi sia piaciuto di più, se la gita all'Alpe di Siusi e relativo sentiero delle streghe, o la biciclettata da San Candido a Linz (47 km, tutti in discesa però!) e ritorno in treno, o, più semplicemente, i pomeriggi nella piscina fuori casa, dove il Paciuk si è finalmente lasciato andare e ha mollato la modalità-koala per nuotare da solo con i braccioli. 
E' stato fantastico godersi il sole e anche il fresco, sapendo poi che a casa stavano boccheggiando, in quella che senz'altro è stata la settimana più torrida dell'estate. Ecco, in quella settimana noi la sera avevamo 15 gradi e dormivamo col piumino! GODURIA!
L'ulteriore conferma del successo della vacanza è che nè io nè il Pi, che normalmente superata la prima settimana iniziamo ad avere la SEHNSUCHT NACH HAUSE/SAUDADE , questa volta non smaniavamo per tornare, l'unica cosa che davvero ci mancava, oltre al Pel, era il nostro materasso. Ormai abbiamo una certa età e se non dormiamo bene ci svegliamo acciaccati.
Il Paciuk in questo periodo è una macchinetta-sforna-parole, è un continuo PERCHE, ne snocciola anche 5 o 6 consecutivi. Oggi, addirittura, quando all'ennesimo PERCHE la Nonna Super gli ha risposto "non lo so", lui l'ha incalzata con un "lo so io, nonna" e le ha fornito la sua spiegazione. So che "ogni scarrafone è bello a mamma sua", ma a me fa un sacco tenerezza e un sacco ridere. La novità di questi giorni, sempre dal punto di vista linguistico, è l'utilizzo dei superlativi: è tutto bellissimo, sporchissimo, malatissimo, bagnatissimo... con la s particolarmente pronunciata, oltretutto: uno spasso!
Aggiungo, a coronamento di tutto quanto, che oggi, rientrando al lavoro, ho trovato anche una bella sorpresa: hanno assunto un ragazzo cui finalmente potrò scaricare parte del mio lavoro... 
Ho quasi paura di svegliarmi da questo sogno!


mercoledì 10 agosto 2011

Count-down

Mancano 19 ore lavorative alle tanto sospirate ferie.
Non è poi così male aver scelto questo turno quest'anno. Ho potuto chiudere un pò di arretrati, archiviare roba vecchia di millenni e girovagare tanto tanto nel web.
spero solo che non controllino le connessioni di questi giorni.
Ho anche iniziato a preparare il materiale per le mie nuove collane. Se verranno carine posterò una foto a tempo debito.
Da un lato mi sento in colpa per questa inattività, dall'altro mi auto-giustifico dicendo che non ho deciso io che andasse tenuto un presidio, quindi non è un problema mio. Ogni anno è la stessa storia, ci obbligano a rimanere e dobbiamo accordarci tra di noi per i turni. Manco vendessimo farmaci salva-vita, che dobbiamo garantire la presenza! Che poi anche le (poche) telefonate ricevute devo per forza liquidarle con un secco ma gentile "siamo chiusi, mi dispiace", che tanto anche se avessi a magazzino quello che chiedono, chi glielo porterebbe? E qui la domanda sorge spontanea: una bella segreteria telefonica che risponda anche più gentilmente di Wonderpit no?! vabbè, l'ho già scritto, perversioni da capi.
Uno dei grossi vantaggi di questa situazione è che non sarò presente alla riapertura, quando tutti si rimetteranno all'opera, i telefoni saranno bollenti, i clienti sulla via dell'imbufalimento e in un *puf* si disintegreranno i benefici delle ferie. No! io sarò in montagna da soli 3 giorni e quando toccherà a me rientrare, la routine sarà già ben rodata e non dovrò subire gli inghippi derivanti dai giorni di stasi. Non male eh?

Tanto per non mettere la solita, noiosa etichetta "lavoro" a questo post, vi aggiorno anche sull'altro mio argomento preferito: Paciuk.
In questi giorni se la sta spassando a casa con la Nonna Super, che dal canto suo non vede l'ora che finisca la settimana, perchè il pargolo ha pensato bene di farsi spuntare uno- o duemila molari proprio in questi giorni ed è simpatico come uno sciame di zanzare.

Mancano quasi 18 ore lavorative e mezza alle ferie. Ma forse è meglio aspettare l'uscita dei molari...

lunedì 8 agosto 2011

Noia mortale

C'è nessuuuuunoooooo?!
mamma mia che noia mortale.
Sono in ufficio mentre l'azienda è chiusa (perversioni dei capi "bisogna garantire la presenza, anche se siamo chiusi". Già, vuoi mettere che figata sentirsi rispondere da me "siamo chiusi" piuttosto che dalla segreteria telefonica? eh beh)
Non ho NIENTE da fare, ho anche già archiviato TUTTO l'arretrato (non so se mi spiego!)
L'unica cosa che potrei fare è TRASLOCARE l'archivio dalla piccola stanza dell'interrato alla cantina accanto (altra perversione dei capi...).
vorrei mettermi a leggere il libro della Vargas che giace sul comodino in questo periodo, ma non posso nemmeno essere troppo spudorata perchè tra i pochi presenti c'è il figlio del Boss. E' vero che pure lui sta cazzeggiando, ma devo darmi un contegno, sia mai...
Insomma, come ci arrivo a venerdì? aggiornate i vostri blog, almeno leggo qualcosa!

giovedì 4 agosto 2011

Angolo dello sfogo

E' da un pò che non vi tedio con questioni lavorative, ma sarà il caldo, sarà il bisogno di ferie, oggi sono fuori dalla divina grazia.
Sono venuta a conoscenza di due simpatiche informazioni. Entrambe illuminanti circa l'ambiente malato in cui lavoro.
La prima storiella, ahivoi, necessita di una premessa: quando sono stata assunta (4 anni fa) qui lavorava un mio omonimo, persona squisita, davvero il collega che ciascuna vorrebbe avere. Ottimista, propositivo, mai immusonito. Il suddetto aveva deciso di intraprendere un'altra strada e voleva quindi mollare il suo part-time qui. Anche per questo assunsero me. Lui si è sfilato pian piano, continuando a fare di tanto in tanto delle consulenze, per poi chiudere DEFINITIVAMENTE dopo la mia maternità (durante la quale fu nuovamente coinvolto perchè non sapevano dove sbattere la testa). Fine della premessa.
Scopro che l'hanno di nuovo coinvolto per seguire un nuovo progetto di un mio cliente tedesco. E' un progetto molto importante per l'azienda e i capi ci tengono particolarmente.
Quindi l'hanno affidato a qualcun altro.
2+2=4
Che il problema non è che si siano voluti rivolgere a lui, perchè non sono così presuntuosa, io so che sul piano tecnico faccio spesso fatica a interloquire in tedesco col cliente, l'omonimo è molto più sciolto di me, padroneggia meglio la lingua, niente da dire. Quello che mi manda in bestia è IL SEGRETO, la mancanza totale di coinvolgimento. Da notare che so perfettamente che il cliente ci ha chiesto di fargli quella quotazione, perchè l'ha mandata a me e ho gestito io la pratica! Almeno fino ad oggi.
Sono dei maschilisti di merda, che accamperanno scuse assurde quando -per forza di cose- dovranno dirmelo.
Sono gli stessi che poi mi chiedono di fargli avere il mio piano famigliare dettagliato, vogliono sapere cioè quando INIZIERO' A CACCIARE LA CICOGNA! Qualsiasi ulteriore commento mi pare superfluo.
E' una strada tristemente a senso unico: si aspettano totale devozione e disponibililtà, poi però tralasciano di coinvolgermi in questioni che invece, ufficialmente, competerebbero a me. 

L'altra simpatica scoperta è che per questa sera è organizzata una cena con 23 persone (in azienda in tutto siamo circa 120).
Gli inviti sono stati inoltrati direttamente dal direttore di stabilimento e da Sua Maestà il Boss  e ufficialmente si tratta di una riunione per i capi reparto.
Perfetto.
Peccato che di quei 23 almeno 5 siano i capi di stà minchia (perdonate il francesismo) e che altri responsabili (guarda caso donne) di altri uffici non siano stati invitati.

Ma allora cosa dite, lavoro o no in un posto di merda?! 

martedì 14 giugno 2011

domanda retorica sulla gentilezza

Ho la sensazione che essere gentili e disponibili NON sempre paghi.
No, perchè poi anzichè trovare gentilezza e disponibilità quando ne hai bisogno tu, l'unica frase che ti senti dire è "dai, pensaci tu, che la collega risponde sempre male" ESTICAZZI!
Ma scusa, se Collega Ringhiante è perennemente incazzata col mondo, se risponde male a tutti, capo compreso (e questi, inspiegabilmente, glielo permette), se il mondo intero conta fino a 10 prima di interpellarla per qualsivoglia motivo, se anche le mansioni di sua competenza vengono demandate ad altre per non sentirla ringhiare e sbuffare, no, ditemelo, chi sta vincendo e chi la sta prendendo in quel posto?
Lei vive tranquilla nel suo bozzolo, mostra i denti al primo che si avvicina come un cane da guardia che difenda la proprietà e continua imperterrita a lavorare, indisturbata e indisturbabile. Il resto del mondo si sorbisce i suoi ringhi e tampona le sue carenze. CHE PALLE PERO'!
Oggi un collega mi avvisa che nel pomeriggio sarebbe arrivata una ragazza interinale per sbrigare alcuni lavori che giacciono incompiuti da tempo. Il primo lavoro riguarda un cliente gestito dalla Collega Ringhiante, ma, poichè ad ogni domanda che le viene posta (anche "come sono andate le ferie", visto che è appena rientrata, o "bevi un caffè") la risposta è sempre la stessa: "no, non ce la faccio, ho troppe cose da fare io", la formazione della suddetta interinale spetta a me "che spieghi meglio, almeno capisce prima, se glielo spiega Collega Ringhiante facciamo notte". E un vaffanculo no?
Allora da domani inizio a parlare sgrammaticata, mi dimentico i congiuntivi e infilo qua e la un pò di errori nel mio lavoro, poi inizio ad abbaiare al primo che mi rivolge la parola, almeno ho la garanzia di poter lavorare senza rompimenti di palle per tutta la giornata.
Nonostante l'incazzatura non ho risposto di no, che se questa santa ragazza risultasse sveglia e imparasse alla svelta c'è mezzo (spero) che venga confermata e possa alleggerire anche me. Da non sottovalutare poi che settimana prossima Collega Dolce va in ferie, quindi restiamo io e Collega Ringhiante e questo significa un tira e molla giornaliero sul "chi-fa-cosa", che lei continuerà col ritornello "nonhotempononhotempononhotempo". Durante le ferie di Collega Ringhiante la divisione del lavoro con Collega Dolce è stato fifty-fifty. Questo di sicuro non accadrà la settimana prossima, quindi rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di essere il più chiare e succinte possibili, che la mia unica salvezza viene dalla ragazza interinale.
Però davvero mi chiedo: ma sul serio paga la gentilezza?

martedì 24 maggio 2011

Trasloco

No, che avete capito, mica cambiamo casa. Per quella c'è tempo, abbiamo fatto dei passi avanti, pare dico pare che la cosa sia fattibile ma ancora nessuna certezza.
Il trasloco del titolo è lavorativo. Dopo un anno e mezzo di permanenza nel silenzioso ufficio del secondo piano, con accanto il collega D e davanti l'ufficio del capo, da domani sono collocata al piano primo, in un openspeis (come direbbe Seavessi) con altri tre colleghi definiti i tre moschettieri e l'immancabile capo accanto.
Le colleghe carine che prima erano al piano di sotto si sono trasferite nell'ufficio che era dei tre moschettieri. Si, insomma, un gran casino, è che da noi si divertono ogni tanto a fare il gioco della sedia, vi ricordate? suona la musica, tutti ballano, quando la musica si ferma bisogna trovare un posto a sedere. Ecco, 'sto giro è andata bene.
Ho ottenuto una scrivania con monitor rivolto verso il muro, ho una bella finestra dalla quale posso vedere la vietta d'ingresso, le pecore che talvolta pascolano nel prato accanto e di tanto in tanto anche il circo, che staziona qui per 10 giorni l'anno (e in quei giorni il rischio di sbagliare portone d'ingresso è tanto, viste le bestie che girano "di qua"...).
Domattina devo finire di traslocare la stampante e so già che qualcosa non funzionerà, ma avrò 3 valenti maschioni cui chiedere una mano. Del resto, escluse le centraliniste che sono a piano terra, sono rimasta l'unico esemplare femmina donna della palazzina.
Uno dei lati negativi è che uno dei tre moschettieri è il figlio del marpione, ve lo ricordate? Apparentemente innocuo, nel senso che si fa i cavoli suoi e si imbosca di continuo per lavorare il meno possibile, ma comunque è sempre il figlio del titolare. E se a qualcuno fosse sfuggito, il capo, quello dell'ufficio accanto, è il cognato del suddetto titolare. Un bel quadretto famigliare.
Quindi ho un appello da rivolgere a tutte le mie amiche bloggers: quando postate contenuti ad alto tasso di ilarità, mettete un asterisco, un segnetto, insomma fatemelo capire, che io aspetto di essere sola per potermi dedicare a voi, che altrimenti mi sgamano immediatamente e poi mi tocca aspettare la sera per leggervi. (giusto un chiarimento, non è che io passi la mia giornata su blog & co, è che, visto che non ho il vizio del fumo, visto che il caffè me lo bevo tristemente alla scrivania, 10 minuti di blog quotidiani me li merito no?!) 

venerdì 22 aprile 2011

Impermeabile e grasso di balena

Stavo per scrivere un post noioso e ripetitivo su come sia diventato pesante lavorare dove lavoro, sul fatto che il mio capo non è più il mio capo perchè hanno deciso che adesso il mio responsabile è un altro ma non si sono degnati di informarmi decentemente ("venerdì esco prima" "perchè lo dici a me?" "e a chi dovrei dirlo?!" "ah, ora il tuo responsabile è PincoPallino"...), sul fatto che a molti dei nostri dirigenti un bel T.S.O. (leggasi Trattamento Sanitario Obbligatorio) ci vorrebbe proprio e di come mi sia sentita dire che sto attraversando una crisi adolescenziale perchè ho semplicemente esternato ciò che penso (garbatamente e con molti tagli, ho evitato la proposta del T.S.O., ma è mia abitudine dire SEMPRE quello che penso, anche quando non è richiesto).
Insomma più o meno 6 ore fa stavo per tediarvi con tutto ciò, ma quel post è rimasto solo nelle bozze, perchè poi sono uscita dall'ufficio, ho raggiunto la mia famiglia e non ho più pensato a niente se non al week end che si può considerare iniziato.
Si tratta solo di restare ben concentrate e cercare di mantenere il focus su altro anche martedì, quando ricomincerà la settimana lavorativa e la frustrazioni e la rabbia torneranno a farla da padrone. Ci riuscirò?
Ogni tanto in alcuni momenti di lucidità mi viene in mente il Paciuk e qualche sua nuova trovata e mi metto a ridere da sola, alla scrivania. Ecco, devo davvero riuscire a restare concentrata su quello, spalmare un bello strato di grasso di balena dappertutto e lasciarmi scivolare tutto addosso, indossare un bell'impermeabile resistente, da spogliare e lasciare poi accanto alla timbratrice.
Sapete dove ne vendono?

martedì 5 aprile 2011

Corsi e ricorsi

Quando investivo il mio tempo sulle “sudate carte”, perdevo diottrie sui libri e subivo le angherie di docenti maleducati e presuntuosi pensavo “Ah! Non vedo l’ora di finire! Finalmente quando lavorerò potrò essere pienamente padrona del mio tempo, concluse le 8 ore lavorative potrò dedicarmi ad altro, senza sensi di colpa per i capitoli non studiati”

Sognavo fine settimana senza ansie da libri e appunti. Bramavo di abbandonare la sensazione di perenne ritardo rispetto alle scadenze sempre imminenti degli esami.

L’odio per questa sensazione mi ha portato, con gli anni, a maturare il concetto di “portarmi avanti”, per non fare sempre le cose all’ultimo momento. Oggi sono quasi da ricovero da questo punto di vista, che se potessi dormire vestita per “portarmi avanti” ed essere già pronta la mattina lo farei (mmh non male come idea, ci lavorerò su…)

Anche al lavoro sono così. Se so di avere una scadenza cerco di portare avanti il lavoro per evitare di arrivare all’ultimo minuto che, si sa, ci sono sempre imprevisti.

Questo funziona più o meno bene quando non lavori qui.
Entriamo nel dettaglio che mi IMBUFALISCE oggi e mi fa uscire le saette dagli occhi e c’ho i fumetti neri sopra la testa come i cartoons.
DOMANI aspettiamo la visita delle alte sfere del nostro principale cliente (30% di fatturato, per intenderci). Ero stata avvisata della visita. Grazie tante.
IERI chiedo lumi al capo: “scusi ma io mercoledì di che morte devo morire? Passo solo a salutare e me ne vado, resto in compagnia tutto il giorno, faccio la velina, porto il caffè… che faccio?!”. La domanda mi era scaturita dopo che mi era arrivata la convocazione per questa mattina che recitava così: “Ci vediamo alle 9 in punto e vediamo se siamo pronti per la visita di mercoledì”.
Pronti? A far che? Io non avevo nulla da preparare, organizzare, pianificare. Ho percepito nei giorni scorsi un brulichio intorno a me, ma non sono stata coinvolta direttamente in nulla.
Per questo ho chiesto lumi ieri e la risposta è stata: “lo vediamo domani mattina insieme. Per ora chiama L’Importantissimo Cliente e chiedigli se mercoledì sera si va a cena insieme”
…

L’ho guardato da sotto in su spalancando gli occhioni, ho sollevato il dito indice, l’ho puntato verso di me e poi l’ho riportato in posizione verticale scuotendolo da destra a sinistra velocemente (traduzione: “io no eh?”). Risposta: “lo vediamo domani mattina” eeeeh figurati! Mica vorrai organizzarti prima! Eccheccavolo! Scusa con quanto anticipo vuoi sapere che mercoledì lavorerai indicativamente 14 ore?!
Stamattina, puntuale, la riunione.
Allora il capo attacca con: “l’ordine del giorno è bla bla bla, poi arriva la nostra presentazione, che sarà fatta da Wonder”
Stavo cadendo dalla sedia.
Eeeeh! Figurati! Con quanto anticipo vuoi sapere che devi esporre in inglese tutta la presentazione dell’azienda, snocciolare cifre e numeri e budget e previsioni e investimenti? Ma mica puoi leggere nooooo che sta male! Devi essere sciolta eh! Mi raccomando! Si, devi fa scorrere le slides della presentazione, ma devi anche aggiungere che bla bla e bla.
“Ah, ovviamente a cena ci devi essere.” Aggiunge infine.
Non ho avuto bisogno di dire nulla, che la mia faccia è pure troppo trasparente in queste occasioni (un pregio? Un difetto? Mah).
Ok, il piano d’azione è stato il seguente: rientrata in ufficio ho immediatamente inserito la risposta automatica alle mail “sono fuori sede fino al giovedì”, così iniziamo a scremare gli scocciatori.
Poi ho chiamato il Pi e la Nonna Super per pianificare la logistica famigliare.
Poi, tranquillo come una Pasqua, arriva il capo “alle 15 se vuoi vieni nel mio ufficio e mi ripeti ad alta voce la presentazione”.
Risposta: “ho smesso di ripetere ad alta voce la lezione quando avevo 10 anni e frequentavo la 5° elementare, grazie”
(non è vero, anche all’ultimo esame sfracassavo le palle alla Nonna Super che stava ad ascoltare i miei sproloqui su scrittori improbabili e sconosciuti della letteratura tedesca… ma questo non glielo diremo)
Vista la reazione pungente prosegue: “sai, è molto importante l’immagine che daremo domani, perché anche il cliente percepisce che ci sono nuove leve che vanno avanti, giovani che prendono i loro spazi”. Come al solito la faccia è stata molto più rapida della parola (quella riesco a troncarla, per la faccia mi tengo quella che ho) e lui si è diretto verso la porta, senza aggiungere, graziealcielo, altre cazzate.In sostanza, chiudendo il cerchio, uno pensa di liberarsi di certe rotture di palle, invece puntualmente la storia fa corsi e ricorsi uno si trova a 33 anni a dover ripassare la lezione…



domenica 20 marzo 2011

Io non ci credo

Dovrei ancora raccontarvi dei Nonni Strani e della loro totale assenza di interessamento al nipote malato, unica telefonata in 5 giorni è stata per chiedere un favore. Ma oggi c'era il sole e non ho voglia di farmi venire il sangue amaro.
Potrei raccontarvi del mio capo e del fatto che mi ha fatto domande dettagliate sulle nostre intenzioni di procreazione. Non contento delle mie risposte (non resterà figlio unico, non aspetterò i 18 anni, non stiamo cercando ora -che già mi sembrava di essermi sbottonata abbastanza-) ha chiesto se per favore quando "apriamo le danze" glielo facciamo sapere. Ma la primavera è arrivata, la siepe è piena di germogli e non voglio pensare a certa grettezza.
Però c'è una cosa che mi sfrigola nel cervello da quando ho sentito questa mattina questa ennesima notizia di maltrattamenti in un asilo nido: ma porcaccia miseria i genitori dove cacchio sono? Possibile che non si rendano conto che i figli NON STANNO BENE nel posto dove passano gran parte della giornata? Io davvero non ci credo.
Sono stra convinta che i bambini siano a modo loro estremamente comunicativi, sta a noi adulti capire ed entrare in sintonia con loro. 
Un esempio chiaro di quello che intendo è il comportamento del Paciuk negli ultimi giorni: il Pi si è ammalato, ha ceduto anche lui all'otite (Paciuk untore!) ed è stato febbricitante (39!) per tre giorni. Quindi sono cambiati i nostri ritmi tradizionali: la mattina l'ho portato io al nido e al pomeriggio non ci siamo fermati in ufficio a salutare papà, inoltre il giovedì festivo (e piovoso) in casa è stato pesante: papà era in casa, ma di fatto non c'era, accovacciato sul divano o su una poltrona sommerso da strati di vestiti e coperte. Il Paciuk lo ignorava (pensavamo noi). Quando ieri ha iniziato a stare meglio e ad interagire di nuovo col mondo, la bestiolina gli ha fatto chiaramente capire che non aveva gradito "l'abbandono": qualsiasi domanda il Pi gli rivolgesse, la risposta era univoca "no, mamma!". A tavola ha chiesto l'acqua, il Pi ha allungato il braccio verso la bottiglia e lui "no, mamma!" e così per QUALSIASI COSA. UNA TRAGEDIA! Una punizione brutta anche per me invero!
Quindi torniamo a bomba: se per una semplice influenza/otite il Paciuk ha accusato così il colpo e ci ha fatto capire che proprio non gli era andata giù, se venisse maltrattato, picchiato, chiuso in stanze buie durante il giorno, cosa farebbe? Davvero non lancerebbe segnali, a modo suo?
E' chiaro che la nostra è una possibile lettura dell'atteggiamento del Paciuk, sta di fatto che oggi, che il Pi è tornato completamente in sé, ha giocato con lui, hanno passato del tempo insieme, la magica frasetta è scomparsa. 
La lettura che abbiamo dato a questo episodio è per noi la più plausibile e l'abbiamo "elaborata" dopo aver osservato il Paciuk una giornata intera e cercato di analizzare cosa ci fosse di diverso rispetto al solito nella nostra routine, che potesse dargli fastidio.
E di nuovo mi chiedo: ma davvero questi bambini maltrattati non hanno dato nessun segnale ai loro genitori? Non posso credere che un bambino che viene chiuso da solo in un locale buio si aggiri poi serenamente per le stanze di casa.
Magari verrò contraddetta, ma penso che se un bambino piange tutti i giorni quando viene lasciato al nido, un problema c'è e non è il bambino.