sabato 19 aprile 2014

Fu Puzzola, ora è Sweet

E' giunta davvero l'ora di renderle giustizia, non se lo merita più il soprannome affibbiatole alla nascita: la mia Puzzola ora si merita un riconoscimento superiore, lei è Sweet A., qui su Zettel facciamo solo Sweet che è più pratico.
Si sta dimostrando una bambina tanto piccola quanto saggia, che continua ad insegnarmi cose, giorno dopo giorno. Ha iniziato ancor prima di nascere, anzi, ancor prima di essere concepita, ad insegnarmi l'arte dell'attesa e dell'essere zen. Sta continuando alla grande.
Piange solo per buone ragioni e normalmente fa precedere il pianto da segnali di fastidio che, se letti per tempo, evitano di arrivare al punto di rottura. Non vuole addormentarsi in braccio, ma predilige essere lasciata in pace nel suo lettino, dove dolcemente si abbandona alle braccia di Morfeo (non sempre dai, ma spesso). Quando ha fame inizia a succhiarsi compulsivamente la mano e normalmente lo fa esattamente 4 ore dopo il pasto precedente. Sorride a profusione. Sempre. A chiunque. 
La notte attiva solo quelle poche energie che le servono per succhiare, non apre nemmeno gli occhi, ma se le capita di farlo mi guarda e sorride, come se volesse ringraziare. 
La mattina, appena finito di stiracchiarsi e stropicciarsi per mandare via i residui di sonno, sorride.
Mentre la cambio, se le sfioro le ascelle o i piedini, non solo sorride, ma fa grasse risate contagiose.
La cosa che più mi stupisce e mi innamora però è quando sorride anche dopo che l'ho svegliata, quando non mi tiene il broncio se l'allatto di fretta perché dobbiamo correre a prendere Paciuk, se mi mostra tutte le sue gengive anche dopo che l'ho lasciata un po nella sdraietta, perché Paciuk di ritorno dalla scuola materna esige le sue attenzioni. E' sempre di buon umore, anche con chi la sveglia di soprassalto mentre è nell'ovetto sorride, sorride, sorride.
Mi è capitato di recente di vedere un'amica che ha un pargolo di qualche mese più grande di Sweet e ho potuto constatare che il buonumore nei lattanti non è scontato. Il suo pupo, per un motivo o per un altro, non solo frigna, ma ha proprio sempre la faccia incazz nervosetta. Quindi, se possibile, la amo e apprezzo ancora di più questa sua caratteristica che spero rimanga e diventi tratto distintivo del suo carattere. Perché non solo lei è di buon umore, ma lo diffonde, lo fa diventare contagioso. 

lunedì 10 febbraio 2014

Col cavolo che siamo gli stessi

Sono passati quasi due mesi dall'arrivo di Puzzola e in casa Pi tutto procede bene. 
Lei è brava e il suo fratellone lo è anche di più, più di quanto mi aspettassi e in queste giornate piovose, passate in casa da sola con lei, ho riflettuto e rifletto sulla diversità tra un fratello e l'altro e sono giunta alla conclusione che, oltre ad innegabili diversità di carattere, siamo noi genitori ad essere diversi.
Sono meno spaventata e apprensiva, riesco a godere maggiormente di tutti i momenti con lei e quando arrivano delle brutte giornate non mi lascio abbattere e, nonostante l'innegabile fatica e stanchezza, sono consapevole che tutto scorre e scorre alla velocità della luce. In un batter d'occhio sarà grande come Paciuk, perché preoccuparsi?
Riesco contemporaneamente anche ad apprezzare di più Paciuk (se questo fosse possibile), a stupirmi della sua sensibilità e ad amarlo ogni giorno di più.
Se con Paciuk ero terrorizzata dall'idea di dargli dei "vizi", di averlo sempre attaccato al seno, di farlo addormentare solo in braccio, con Puzzola sono più rilassata, non ho fretta di metterla in cameretta nel suo lettino, sta bene anche nella culla accanto al lettone, perché so che è una fase che passa e non torna più e io voglio godermela tutta.
Adesso per esempio sta dormendo beata in braccio. Potrei metterla nella sua culla, ma il tempo vola talmente velocemente, tra pochissimo non si farà più coccolare così, quindi, che fretta c'è? Stai qui Puzzola e lasciati guardare.
Mi spiace un pò di non essere riuscita a vivere nello stesso modo la maternità con Paciuk, ma questo è lo scotto che pagano i primogeniti: hanno per un periodo il vantaggio di avere i genitori tutti per sé, ma sono dei genitori un pò imbranati e alle prime armi. Che pazienza devono avere i primogeniti!
I primi mesi con Paciuk volevo che tutto passasse alla svelta, volevo raggiungere un equilibrio e stabilire una routine.
In questi due mesi con Puzzola sono stupita di quanto cresca velocemente e di come sia già una bambina diversa da quella portata a casa il 19 dicembre.
Come affermato da un'amica recentemente, bisognerebbe fare il primo figlio... solo dopo il secondo!

sabato 4 gennaio 2014

Vi presento Puzzola

Come si fa a riprendere il filo del discorso dopo così tanto tempo di silenzio? Forse partendo dalla fine: il 16 dicembre è nata LittleStar, prontamente soprannominata Puzzola per la condizione costante in cui versa tra rigurgiti e altre produzioni proprie.
Se ripenso alla giornata che si è conclusa con la sua nascita mi prende un senso di tenerezza e meraviglia che spero di riuscire a conservare a lungo, magari per sempre, per potergliela poi raccontare.
Il termine, la DPP era fissata per il 23 e io già mi vedevo in ospedale il giorno di Natale, con nessuna visita e un pranzo tristarello al tavolino della mia camera, invece il 16, esattamente una settimana prima, verso le 13 sento la pancia indurirsi in modo un pò più "deciso" rispetto ai giorni prima, ma niente di doloroso. 
Il pomeriggio scorre tranquillo, sempre con questi "indurimenti" di pancia che mi accompagnano e -mi pare- diventano più costanti e ritmati, ma di certo non dolorosi, infatti alle 16 vado a prendere Paciuk alla scuola materna senza alcun problema. Inizio però a tener d'occhio l'orologio e mi accorgo che in effetti queste contrazioni si stanno sempre più ravvicinando. Rientrata a casa con Paciuk mi fiondo in doccia e verso le 17 chiamo il Pi e gli dico di non allontanarsi troppo e di cercare di arrivare a casa presto, che no, di sicuro non sono "quelle giuste", ma preferirei fosse nei paraggi. Contemporaneamente invito a cena la NonnaSuper, dicendole che no, non sono "quelle giuste", ma preferisco che sia a portata di mano, visto che non guida, per evitare di doverla andare a prendere a orari assurdi. Se poi si risolve in un nulla di fatto la riportiamo a casa dopo cena.
Verso le 18 siamo tutti a casa, il Pi super agitato che mi scruta di continuo e io che in effetti inizio a sentire qualcosa: da semplice "indurimento" diventa un pò più fastidioso, ma questo non mi frena dal mettermi a tavola e mangiare un boccone rapido, prima di lasciare casa alle 19,20 alla volta dell'ospedale, dopo aver rassicurato e abbracciato un Paciuk curioso e in osservazione.
Arrivo in ospedale, suono il campanello del blocco parto e all'apertura della porta dichiaro "sono alla 39° settimana e ho contrazioni ogni 7-8 minuti". L'ostetrica mi guarda perplessa e afferma "detto così non si direbbe proprio" e io: "aspetta la prossima contrazione, poi vedrai! Ah! dimenticavo, è il secondo figlio e il primo l'ho scodellato piuttosto rapidamente" "Ah, allora le cose cambiano", è la risposta dell'ostetrica.
Mi attaccano il monitoraggio e controllano i miei esami e i documenti. Mi chiedono se voglio l'epidurale, rispondo "boh, vediamo come procede", perché fino a quel punto non si poteva davvero parlare di veri e propri dolori da parto. Alle 20 mi visitano e dichiarano: "sei di 5 cm. Perché invece dell'epidurale, visto che sei già arrivata fin qui, non provi ad entrare in vasca? poi se vuoi sei sempre in tempo a ricorrere all'epidurale". Acconsento. Aprono l'acqua per riempire la vasca.
Nel frattempo le contrazioni si fanno intense. Chiedo all'ostetrica: "nascerà oggi?" lei guarda l'orologio e afferma "mah, abbiamo 4 ore, se dici che con il primo hai fatto velocemente, magari si".
Non finisce la frase che io esplodo "SENTO DI DOVER SPINGERE!" e l'ostetrica serafica "e allora fallo!" "ma sono solo di 5 cm!" "tranquilla, asseconda le spinte".
Eeeeee una (l'ostetrica apre la porta e grida a una collega "chiudi l'acqua, qui nasce")
Eeeeee due
Alla terza la testa é fuori ed rimane li fino alla quarta, decisiva spinta.
Ore 20,28 Puzzola é raggomitolata sul mio petto, sporca e ancora col cordone attaccato.

Che altro aggiungere? che il "secondo giro" è pazzesco, è tutto più veloce, non solo il parto. Per esempio ci ho messo diverse settimane ad innamorarmi perdutamente di Paciuk, mentre Puzzola l'amavo che ancora non eravamo state dimesse dall'ospedale. Vivo tutto con molta più serenità, persino le notti faticose e le lunghe poppate, consapevole che poi passa, che sono solo fasi che in un soffio saranno già passate e lei sarà grande come è grande Paciuk, meravigliosa e unica come lo è lui.
Buona vita mia Puzzola.

p.s. oggi siamo riusciti a farle -finalmente- il primo bagno, ma il soprannome non lo cambio ;)

lunedì 5 agosto 2013

Alla ricerca dell'Educazione perduta

Non mi ricordo di aver mai incontrato un medico più cafone e maleducato di quello che ci è toccato oggi. Io e il Pi siamo andati all'Ospedale Nuovo per fare l'eco morfologica e devo dire che anche se sono passate un pò di ore, non ho ancora smaltito il nervoso verso quella cagacazzo professionista che ci è toccata oggi.
Cronistoria della maleducazione:
Esce dall'ambulatorio, dice il mio nome e rientra. Io e il Pi la seguiamo e, ancora prima di varcare la soglia, senza dire né "buongiorno" né "si accomodi" dice "si metta sul lettino e scopra la pancia". Io eseguo l'ordine. A questo punto si avvicina e sentenzia "non così, più giù, decisamente più giù e in basso quelle gambe". Risultato: sono scomodissima, con tutta la schiena inarcata, ma taccio ed eseguo.
Inizia l'ecografia e con la sonda preme, strizza e agita, manco stesse facendo la maionese. Fa anche moderatamente male e, sapendolo, afferma "devo premere, lei non si preoccupi che non succede niente". A parte il male e il fastidio, vorrei aggiungere, ma per lei sono solo un fastidioso contenitore, a lei interessa il contenuto, peccato che l'uno senza l'altro, allo stato attuale, non sia autosufficiente. 
Prosegue con la simil-tortura, sempre zitta, concentrata sul monitor e ravanando sulla mia pancia "non irrigidisca la pancia, lasci morbidi gli addominali" (ma mi fa male!).
Ad un certo punto si sveglia, gira un pò il monitor verso di me ("salve, si, ci sono anche io in effetti") e mostra immagini incomprensibili spiegando "questo è il cuore, questo è lo stomaco, questa la spina dorsale..." alla stessa velocità che avete impiegato per leggere la frase.
Poi mi chiede da chi sia seguita e quando le dico il nome della mia gine mi chiede se lei non faccia le morfologiche. "si, ma visto che me la passa il SSN, perché dovrei andare in privato dalla mia gine e sborsare circa 150 euri?!" ma non ho voglia di investire energie e le rispondo "può essere".
Infine aggiunge "va tutto bene, la crescita è in linea con l'età gestazionale, per me è tutto ok". A quel punto si alza dal suo sgabello e se ne va alla scrivania a compilare il referto con le misure. Io guardo perplessa il Pi e poi mi guardo in giro, alla ricerca di un pò di carta per pulirmi dal kg di gel sparso sulla pancia. Mi accorgo a quel punto che non mi ha protetto (come ho SEMPRE visto fare) le mutande che a quel punto sono completamente fradicie di gel. Uno spasso rivestirsi.
Non pretendevo certo che si intrattenesse con me, che mi domandasse dettagli sulle mie ferie o la mia famiglia, ma il minimo sindacale di EDUCAZIONE quello francamente me l'aspettavo.
E' davvero un peccato che abbia finito il suo turno nel cesso del reparto, grazie a quel che le ho augurato uscendo dall'ambulatorio.

giovedì 25 luglio 2013

Di nomi e luoghi comuni

Mentre le settimane scorrono veloci e la pancia inizia a non entrare più in parecchi vestiti, io continuo a non percepire alcun movimento della piccola Star che ospito. Secondo me è molto poco romanticamente sopraffatta dall'intestino, che sta occupando molto più dello spazio che gli dovrebbe essere dedicato.
L'avevo detto che era poco romantico, ma è una delle gioie della maternità: l'intestino, infastidito dall'essere spodestato dalla sua naturale posizione per lasciare posto all'utero, stizzito smette di collaborare.

Ma passiamo ad altro. Abbiamo fatto un'eco lunedì che ha confermato che procede tutto bene e che al 90% l'ospite è femmina. Applausi. Paciuk, in risposta alla mia frase "sai che la dottoressa ha detto che nella pancia della mamma c'è una sorellina?" ha affermato "…e anche un fratellino!". Ci è un po’ rimasto male quando gli ho detto che no, è uno solo l'ospite, niente sorprese.
Già prima di conoscere il sesso del nascituro Paciuk si è sentito molto coinvolto nella scelta del nome e, in giorni diversi, in momenti assurdi, senza che nessuno glielo chiedesse, ha dichiarato:

"chiamiamola Miranda!"

E qualche giorno dopo: "chiamiamola Patella!"

Successivamente "chiamiamola Giulia"

E infine, ieri "chiamiamola Vispa".

Poi ha candidamente affermato: "quando la sorellina avrà 3 anni le arriverà un fratellino che chiameremo Vispo". Pianificazione famigliare senza grinze.

A parte le amenità sul nome, che invece io e il Pi abbiamo già scelto (e Paciuk non approva), io cerco di tenere a bada l'ansia, che questa volta sono l'ultima del gruppo, tutti gli altri hanno già girato la ruota per la seconda volta e li vedo, chi più chi meno, squagliarsi sotto la fatica come un gelato al sole. Continuo ottimisticamente a ripetermi e ripetere loro "poi passa, si sopravvive, ci sono passati tutti", ma in fondo in fondo il mio zen-mood un po’ viene intaccato.
Sto anche abituandomi all'idea che sia una femmina. Intendiamoci, sono felicissima, avendo un fratello maggiore penso che la famiglia "ideale" sia proprio così: il maggiore maschio, la secondogenita femmina. Quindi sono allineata ai miei cliché. Oltretutto visto che, come ogni mamma, penso che Paciuk sia unico e irripetibile e straordinario, meglio che sia femmina, almeno –forse- mi verrà meno facile fare dei paragoni, che temo già che così meraviglioso non riesco a sfornarne un altro! Però sono un po’ in paranoia pensando a certe femminucce je-je, quelle tutte nastrini e lustrini e principesse… bleah. Io sono sintonizzata su dinosauri, spiderman e Cars e mi ci trovo a mio agio! Ma è ovvio che è un altro luogo comune, che io stessa non sono stata una bambina rosa confetto, ma giocavo ad astronavi con mio fratello, quindi sto sprecando preziose energie mentali per niente. Smetto.

giovedì 30 maggio 2013

Una tragedia (evitabile?)

Ieri si è diffusa rapidamente qui in azienda la triste notizia della morte della moglie di un collega.

Aveva 28 anni, veniva dal Pakistan ed era incinta del suo terzo figlio.

Brutta tragedia, davvero. Contemporaneamente però si sono aggiunti altri dettagli: era gravemente cardiopatica, dopo la prima gravidanza (o forse già prima, non so) le avevano detto di evitare di averne altre, che era già stato un miracolo riuscire a portarne a termine una. Dopo la seconda gravidanza le avevano ribadito di evitare di mettere a rischio la sua vita di nuovo, perché il suo cuore malato non avrebbe potuto sopportare tanta fatica.

Infatti è morta. E' morta mentre stavano praticandole l'aborto e il suo cuore non ha retto.

Sono rimasta parecchio scossa da questa notizia, ma, lasciatemelo dire, sono anche un filino incazzata, perché se per due volte (due volte!) sei stata miracolata, devi anche pensare che magari gli angeli custodi non possono fare sempre gli straordinari con te. Ma oltre a te, che sei adulta e hai scelto, mi incazzo perché non hai pensato ai due orfani che hai lasciato. Nel momento in cui metti al mondo qualcuno non puoi più scegliere solo per te, inevitabilmente ogni scelta che fai li coinvolgerà, per sempre. Del resto hai deciso di metterli al mondo, è giusto che te ne assumi la totale responsabilità.

Qualche collega più assennata di me mi ha detto "certo, ma cosa ne sai tu della loro cultura? O di quello in cui lei credeva?"

È vero, è innegabile che sia da tenere presente. Ma la mia piccola mente bacata non riesce a concepire una religione, una cultura, un popolo che permetta di mettere a rischio la vita di una persona –di una madre- soprattutto quando i mezzi e i metodi per evitare tragedie come queste esistono e sono alla portata di tutti.

Non ce la faccio.

martedì 28 maggio 2013

Le reazioni: sorprese e conferme


Abbiamo iniziato, neanche troppo timidamente, a diffondere la nostra lieta novella, anche perché Paciuk, informato sull'argomento, ha subito iniziato a raccontarlo entusiasta a destra e a manca, quindi siamo dovuti correre ai ripari ed informare noi le persone cui tenevamo dirlo di persona, anziché lasciare che un Paciuk senza controllo lo pubblicasse sul giornalino della materna.
Inutile dire che la primissima persona a saperlo sia stata la Nonna Super, i cui occhi si sono subito inumiditi, ma immagino che questo non meriti nemmeno di essere raccontato, da quanto sia scontato.
Seguono in ordine di apparizione le lacrime della Volpe, che in verità ha dovuto differirle di qualche ora, che era reduce da un matrimonio e le aveva esaurite tutte, ma mi ha riservato quelle successivamente prodotte.
La prima reazione inattesa è stata quella del collega Rugby, anche lui informato molto presto della news, ha abbandonato la sua scrivania e, con gli occhi lucidi, mi ha abbracciato. Non me la sarei aspettata una reazione così da un omone del genere.
Anche il collega figlio del Boss (quello dei porno, per intenderci) si è commosso, e anche in questo caso: chi se l'aspettava?
Il mio capo invece ha pensato bene, subito dopo essersi complimentato, di andarlo a raccontare a tutti gli altri uffici, così, tanto per rispettare la privacy. Da specificare che, finiti i baci e gli abbracci, mi aveva chiesto "lo sa qualcun altro qui in ditta?" "no, siete i primi" ecco, ci ha pensato subito a diffonderlo.
Altra reazione inattesa e stupefacente è stata quella del Boss in persona, che vedendomi ha fatto un sorriso a 52 denti e mi ha detto "ho saputo del lieto evento!". Da notare che quando sono arrivata nel suo ufficio era con un tizio sconosciuto, che ha immediatamente liquidato per affermare la suddetta frase e poi rivolgersi di nuovo a lui dicendo "è incinta!" e prolungandosi poi in uno sproloquio di qualche minuto sulle statistiche di nascita in Italia e sull'importanza di figliare, almeno 2 o 3 volte (!)
Devo dire che sono fortunata, perché per ora tutte le reazioni inattese sono state in positivo, mentre quelle più "tiepide" me le aspettavo esattamente così, quindi nessuno stupore.
Quella più tiepida, anzi, usiamo il termine giusto, più STITICA di tutti è stata senz'altro la capa (sorella del Boss, moglie del mio capo).
Scenetta:
io: (consapevole che lei sia sposata con radio-caserma in persona) "ha saputo la novità?"
lei: "aspettavo che me lo dicessi tu"
io: "beh, ha già fatto il giro dell'azienda
lei: (piccata) "dalla mia bocca non è uscito niente. Comunque stai bene?"
io: "si" (e mentre lei, superstiziosa fino al midollo, cercava del ferro da toccare ho aggiunto) "fin qui tutto bene".
Che tra le righe, se non si fosse capito, significava: fai la brava o arriva il certificato. Subito.
L'altra reazione di poco slancio è stata quella di due cari amici. Lui ha risposto "ah bene", lei ha accennato un sorriso più deciso, ma nulla di più. Sapevamo che questa coppia ci avrebbe riservato questo tipo di reazione, perché da tempo lui vorrebbe avere il secondo mentre lei, spaventata dal primo parto e dalla depressione post parto, non ne vuole sapere. Il problema è che non è serena nella sua scelta, nel senso che probabilmente ne desidererebbe un altro, ma la paura la paralizza. Quindi mi spiace molto, davvero, anche perché è un percorso che deve fare lei e lei con lui, ma che difficilmente qualcuno potrà alleggerire.
Altre reazioni degne di nota sono state principalmente due: la mia maestra di cucito ha affermato “e adesso?”…. ma che domanda è? Li per li devo aver risposto qualcosa tipo “boh, magari lo abbandonerò”, poi per spiegare meglio la sua domanda ha aggiunto “beh, lo manderai al nido”. Io non ho capito il collegamento, ma andiamo oltre.
La seconda è stata quella di un collega che dopo essersi complimentato ha chiesto quanti anni avesse Paciuk e quando gli ho risposto “4”, ha affermato “beh, di solito si fanno dopo 3”. Come se esistesse una regola, una legge che ti obblighi a ri-figliare dopo 3 anni dal primo, come se fosse facile pianificare. E’ chiaro che lui lo zen non sa nemmeno dove stia di casa!

venerdì 10 maggio 2013

La via dello zen

E' stato difficile aspettare e aspettare e aspettare. Trovare ogni mese la pazienza e lo slancio per dire "sarà il mese prossimo". E' per questo che la Volpe ha pensato di battezzarlo subito "star", che come i veri divi si è fatto aspettare un sacco.



E' stato un percorso davvero lungo ma penso che sia stato importante. Ho imparato tante cose e sono cambiata e visto che trovo gli elenchi semplici, efficaci ed esaustivi, eccovelo:



- Ho imparato a conoscere meglio il mio corpo, a decifrare certi segnali, ad assecondare certi istinti



- Ho imparato che la vita è beffarda: ti fa credere che tu abbia tutto sotto controllo, in verità le cose veramente importanti come l'inizio e la fine (e anche gran parte di quel che c'è in mezzo) non lo puoi stabilire, puoi solo accettarlo.



- Ho imparato quindi ad essere (un tantino) più zen, a lasciare che le cose prendessero il loro corso, che non per forza era quello che avrei preferito



- Ho imparato a trovare i lati positivi anche del corso diverso degli eventi. Mi piace pensare che ci sia un perché



Devo dire che quando mi sono davvero rilassata, quando ho smesso di farmi le paranoie tipo "e se poi nasce in inverno non posso fargli la festa al parco" "e se poi aspetta ancora un po’ Paciuk sarà all'università e non avranno niente da spartire", quando proprio proprio ho smesso, allora il miracolo è arrivato.



Un'altra delle cose che ho imparato è che la vita è davvero totalmente un miracolo. Non nel senso religioso del termine, proprio nel senso che non possiamo sapere tutto, che non tutti i meccanismi sono chiari. Tipo: se il soldatino del Pi ce l'ha fatta a conquistare il mio ovetto proprio adesso, perché non prima? Se si piacevano, se stavano tutti bene, se lo desideravamo, perché proprio solo quel soldatino li con quell'ovetto li? Ecco, nessuno ve lo sa spiegare. Il medico stesso, di fronte alle analisi perfette ha serenamente dichiarato "beh allora divertitevi" e ci ha liquidato.



Adesso sono in bilico tra il terrore e l'euforia. Oggi abbiamo la prima visita, che ovviamente speriamo confermi che tutto è al suo posto, poi allargheremo la notizia anche oltre l'entourage stretto che è già stato informato e soprattutto ne parleremo a Paciuk, che qualche giorno fa, parlando con la Nonna Super di un amichetto che è diventato Fratello Maggiore (e la Nonna Super iniziava a decantare le meraviglie dell'essere fratello maggiore), lui ha risposto: "io non ce l'ho un fratellino… ma poi, non so neanche come LI DISTRIBUISCANO".
Non so bene come procederà questa strada e se l'avventura andrà a buon fine (zen, sono zen), però come già concordato con la Volpe ai secondigeniti è vietato somministrare vitamine varie e Omega3, che poi mi diventano troppo intelligenti e profondi.


martedì 26 febbraio 2013

Il ritorno del provolone

Ci risiamo, Provolone è tornato alla riscossa.
Mi riferisco al mio super boss, al titolare dell'azienda dove lavoro che, tanto per fare un pò di memoria, potrebbe tranquillamente essere mio padre e ha il vizietto di provolare a destra e a manca. Basta che respiri.
Era da un pò di mesi che mi lasciava in pace, ora invece è tornato alla carica, fa il piacione, sguardi ammiccanti e un non so che, un atteggiamento che non riesco davvero a descrivere, ma che qualsiasi donna al posto mio interpreterebbe come "ci sta provando". Per farvi capire oggi persino un collega maschio si è accorto di quanto stesse sbroccolando, da tanto era palese e sfacciato.
Purtroppo ci siamo improvvisamente trovati soli in una stanza minuscola, anzi, in verità era lo stanzino della macchinetta del caffè nonchè antibagno. Nella porta a destra era in corso una riunione cui lui stava partecipando, io e una collega l'abbiamo dovuto raggiungere per parlargli e l'abbiamo intercettato mentre preparava i caffè. La collega ha cinguettato "faccio una pipì e arrivo!" e ha imboccato la porta di sinistra. A questo punto eravamo soli. 
Ha sussurrato "lo sai vero che sei sempre bellissima?"
io: "si, si certo lo so come no"
Provolone: "mfui non capisci niente" e mi accarezza il viso ripetutamente.
Io impietrita con il cervello inattivo.
Non so bene perchè, ma in questo tipo di situazioni non sono in grado di frapporre il solito muro che mi protegge e i miei neuroni iniziano ad imitare Homer Simpson
"Ok cervello, io non piaccio a te e tu non piaci a me... ma facciamola questa cosa così potrò tornare a bombardarti di birra... affare fatto."
Ecco, quindi l'unica cosa che sono riuscita ad enucleare ed enunciare è stata: "l'ultimo che ha fatto una cosa del genere l'ho morso"
Provolone: Ah si? mordimi
detto fatto, ho girato il viso e gli ho morso di striscio un dito, che nel frattempo ha ritratto
Provolone "ma mi mordi veramente!"
certo, mica scherzo
Provolone: "chissà quanto avrei resistito al dolore"
se vuole il mio cane è disponibile a fare una prova.

Ok, non è esattamente quello che si potrebbe definire un dialogo brillante. Ora terrò le antenne alzate e magari la prossima volta riuscirò a produrre qualcosa di meglio. 
Il problema è che si vede che ha anni e anni di esperienza, che sa come, quando e chi colpire e sono certa anche del fatto che il giorno che trova una che ci sta, a lui l'articolo non interessa più e molla la presa, perchè è l'esercizio del potere che gli interessa, far capire che è in una situazione di superiorità.
Certo poi se una accetta mica gli fa schifo, questo è ovvio.
E' davvero un essere schifoso. E' ammiccante ma raramente esplicito, provocante ma sempre con una via di fuga libera, sono certa infatti che, se denunciato, direbbe "beh, era solo una carezza sul viso!". Come si spiega che c'è carezza e carezza?
Oggi ho capito perchè è stato istituito il reato di stalking. Ma quelli come lui sono davvero allenati e oltre a questo la sua posizione di superiorità (= da da mangiare ad un sacco di famiglie) fino ad oggi l'hanno protetto. 
Sogno un mondo in cui non debba anteporre la salvaguardia del mio lavoro al rispetto dei ruoli = poterlo mandare affanculo tranquillamente e serenamente senza correre il rischio di essere messa al cancello.


mercoledì 13 febbraio 2013

compagni di classe

Non mi piacciono i cambiamenti. Non mi piace la novità, più che altro se non l'ho cercata e scelta io. Mi piace la routine, fatta di cose che conosco e padroneggio. Detta così, mi rendo conto che non faccio una bella figura, in realtà sono anche abbastanza reattiva, se mi si presenta un ostacolo ho solo bisogno di mettere un attimo a fuoco e poi riparto, cercare due punti di riferimento e via.


Il problema forse è proprio nel cambiamento atteso o inatteso. Nel senso che se trovo un ostacolo improvviso solitamente non cincischio e agisco, mi infastidisce invece l'attesa del probabile cambiamento, che non posso né pilotare, né modificare, posso solo attendere, aspettare che qualcun altro faccia delle scelte che poi mi coinvolgono. Ecco, ho messo a fuoco. E' questo che mi fa uscire pazza: l'impossibilità di decidere e la sensazione di essere in balia di altri.

Questa sensazione di inquietudine la sto vivendo quotidianamente al lavoro. In tre anni ho cambiato tre uffici, 4 gruppi di colleghi, 2 mansioni (in teoria) e ora si annuncia un probabile, imminente (?) nuovo rimpasto di persone e scrivanie e forse di mansioni.

Non voglio cambiare ancora compagni di classe.

Durante la quotidianità in ufficio si creano rapporti molto simili all'amicizia, ci si abitua alla convivenza, si conoscono le abitudini dell'altro, le si apprezza o le si tollera. Si fa squadra, ci si aiuta e si litiga.

Cambiare di nuovo, tra l'altro, vorrebbe dire anche tornare indietro, disfare quel po’ che è stato costruito in questi 3 anni, perché si ritornerebbe (forse) alla disposizione iniziale, quella di partenza, resettando tutto quanto.

Non mi piace. Non mi piace soprattutto perché nessuno mi chiederà cosa ne penso (lo so, sono presuntuosa) e perché nello scegliere questo ennesimo cambiamento non verranno nemmeno sfiorati dall'idea che possa dispiacere a qualcuno, che ci vorrà poi del tempo per formare nuove squadre affiatate, che la collaborazione non è una cosa che puoi imporre con una circolare o con le grida (usa anche questo metodo da noi, insieme alle lavate di capo pubbliche).

Devo solo aspettare, il cambiamento è stato annunciato, forse ci sarà, forse no, ma, almeno qui, voglio esprimere il mio dissenso!

mercoledì 23 gennaio 2013

A qualcuno devo dirlo

Ok, è vero, non si fa. E' da impiccioni, è maleducazione, è mancanza di rispetto. Ma l'ho fatto, anzi, l'abbiamo fatto, perché ho un complice in tutto ciò.
REWIND
Condivido l'ufficio, tra gli altri, con il figlio del boss (il figlio di questo qui). E' un tizio per nulla attaccato al lavoro, direi piuttosto un cazzaro, si finge sempre super indaffarato e appena è in difficoltà alza la voce e antepone il suo cognome a qualsiasi discussione. Diciamo che non è esattamente il mio migliore amico. Aggiungo inoltre che in ufficio non segue le regole imposte a tutti, come il divieto di utilizzare il cellulare personale o internet per fini personali, come penso accada nel 99% dei luoghi di lavoro, del resto.
Il Cazzaro ha sempre avuto atteggiamenti per noi inequivocabili circa la sua volontà di NON mostrare ad altri il monitor del suo computer. L'unico che non si è mai apparentemente curato di questa ossessiva ricerca di privacy è il nostro, nonché suo, responsabile, nonché suo zio. 
Quando ci siamo trasferiti nell'attuale ufficio ha fatto il diavolo a quattro per ottenere una scrivania da dove nessuno potesse controllarlo e quando si è accorto che la finestra alle sue spalle avrebbe potuto riflettere il contenuto del suo monitor ha dapprima tentato di mascherarlo tenendo costantemente aperto il coperchio della fotocopiatrice (posta sotto la finestra), poi ha più semplicemente imposto di non sollevare la tenda. Mai.
E adesso arriviamo al dunque. Il Cazzaro si ammala e il responsabile ha bisogno di un certo documento. Trova due chiavette USB aziendali sulla scrivania e ne prende una. Torna poco dopo, scuotendo la testa con disappunto, la appoggia sulla scrivania e prende l'altra.
A questo punto, non appena rimasti soli, io e il collega Rugby cosa facciamo? ovvio, controlliamo il contenuto della chiavetta. Diciamo che non era esattamente un cartone animato.
Però siamo andati oltre. Sulla scrivania del Cazzaro giace da sempre un hard disk esterno.
chiaramente la curiosità a quel punto era stata attivata, quindi, complici, abbiamo proseguito con l'amena attività di farci i cavoli suoi. 
Risultato: 582 GIGA DI FILM. Chiaramente non per bambini.
Da li le domande: ma li vede in ufficio?! e noi che pensavamo semplicemente chattasse con l'amante!
Ma perchè li conserva?! li rivede anche?!
Le domande rimarranno ovviamente senza risposta, ma è chiaro che guarderò il cazzaro con occhi diversi, d'ora in poi.

lunedì 14 gennaio 2013

dialoghi quotidiani

P: Mamma, ma quando c’elano le callozze con i cavalli?

W: Tanti anni fa

P: Insieme ai dinosauli?

W: No, molto dopo i dinosauri

P: Ah, allola plima c’elano i dinosauli, poi sono allivate le callozze con i cavalli… Ma Gesù quando ela?

W: Tra i dinosauri e le carrozze… 2000 anni fa circa.

P: Ah, quindi tanto tempo fa?

W: Eh si, tanto. (e qui mi sono sentita in obbligo, chissà perché, di impartirgli i rudimenti di educazione religiosa tralasciati fino ad ora) Però dato che ha detto delle cose importanti, ce lo ricordiamo ancora

P: Ha detto cose impoltanti?

W: Eh si

P: Ma se ela piccolo e nella paglia!





mercoledì 19 dicembre 2012

L'inspiegabile consuetudine delle recite

Sono reduce dalla festa di natale della materna. Mi sto ancora interrogando sul perché.
Non sul perché ci sia andata, che è ovvio e chiaro a tutti, ma sul perché esistano e persistano certe abitudini.
Perché si passano mesi a preparare abiti e scenografie e a tediare i bambini per imparare canzoncine e mossettine? Perché tutto ciò, se tanto è palese che tutti guardano con gli occhi dell'amore il proprio pargolo per poi frantumarsi le palle le mezz'ore restanti?
Ripenso con nostalgia alla festa dell'anno scorso, quando ci si è trovati semplicemente per passare del tempo insieme, senza nulla di eccessivamente strutturato, se non un cartoncino rotondo da decorare insieme ai propri figli e da appendere poi su un cartellone a forma di albero. Poi merenda e chiacchere. Stop. 
Che se vogliamo essere onesti la festa di quest'anno non è stata nemmeno una delle peggiori, che non era una vera e propria RECITA, non c'era né una storia, né delle parti da recitare. Semplicemente i più piccoli si sono palesati vestiti da frutta e verdura (ovviamente Paciuk era il più bello, vestito da uva) perché il filo conduttore dell'anno scolastico è il vivere sano, hanno ballucchiato un pò, salutato i genitori e poi hanno fatto la macedonia e il minestrone, rimescolandosi tutti al centro. I più grandi invece hanno fatto dei giochi di psicomotricità così come fanno (penso) durante l'anno. Ecco. Bravi nè, ma dopo pi primi 3 minuti anche basta!
E mi domando: ma ho trovato deliziosi i piccoli vestiti da frutta e verdura solo perché il mio pargolo apparteneva a quella categoria o perché erano oggettivamente teneri? propendo per la prima ipotesi. 
Ad ogni modo quel che mi è più spiaciuto è il non avere avuto l'occasione di scambiare quattro parole con gli altri genitori, che vediamo sempre di fretta all'ingresso o all'uscita, oppure con le maestre, anche loro sempre veloci come treni in settimana. E' vero che lo spazio per far pascolare un'ottantina di bambini e relativi genitori non c'era, quindi la logistica sarebbe stata troppo complicata, però avrei gradito qualcosa di più... free style! 
Grazie al cielo ci hanno risparmiato almeno il lavoretto, l'unica cosa che abbiamo portato a casa (versando i tre euri di contributo) è il fantastico vestito da uva,che verrà prontamente riciclato a carnevale!


mercoledì 7 novembre 2012

Privilegi

Di recente abbiamo visto i nostri Amici, quelli protagonisti dell'Estate nera e di un non molto più roseo autunno.
Abbiamo prima organizzato una cena a casa nostra con quelli che hanno dovuto reinventarsi famiglia, reimpostare la routine e riorganizzarsi i tempi, ora che i figli non sono più due, ma solo uno.
Poi l'altra sera ci siamo mangiati una pizza a casa con quelli che invece hanno dovuto iniziare il loro percorso di famiglia non preoccupandosi solo di pannolini e poppate, ma piuttosto di chemio e intervento.
Non c'è bisogno di ribadire che voglio bene a entrambe le famiglie, che in quanto amici li abbiamo scelti, quindi è chiaro che mi piacciano.
Il valore aggiunto, che mi riempie il cuore, è la sensazione di essere privilegiata ad avere degli amici così.
Molto spesso con la Volpe ci troviamo a parlare di amicizia, del tempo che si dedica alle amicizie, di come si diventi più selettivi col passare degli anni. Ecco, se è vero che il tempo libero si riduce ed è quindi necessario investirlo con le persone giuste, io sono profondamente orgogliosa di riuscire a passarne un po’ del mio con queste persone qua. Mi arricchiscono, mi fanno sentire "piena". Sono delle belle persone, con una forza interiore fuori dal comune e chi ha il privilegio di potergli stare vicino non può che venirne contagiato.

giovedì 11 ottobre 2012

A voi è mai capitato?

Sono gli ultimi giorni di bel tempo e giornate semi-lunghe e cerchiamo quindi di sfruttarle fino in fondo. All'uscita dalla scuola materna io e Paciuk siamo andati al parchetto, dove ha giocato un pò con una bimba sconosciuta di poco più grande di lui.
La bimba era la versione femminile di Paciuk: chiaccherina come Ciucchino e molto socievole.
Ovviamente hanno subito legato!
La bimba era li con il padre ed è proprio questo di cui voglio parlarvi: i due marmocchi stavano giocando sul castello-scivolo e ovviamente inventavano giochi e modi nuovi per divertirsi. La mia linea normalmente è di intervento nullo o ridotto all'osso: in sostanza lascio che sperimenti, a meno che metta a rischio la sua o l'altrui incolumità. 
Il padre della bimba non la pensava come me, quindi quando Paciuk si è sdraiato per scendere dallo scivolo lo ha apostrofato "no! non si scende così, ma seduto!".
La figlia, abituata alle paranoie del padre, se ne sbatteva allegramente dei suoi richiami e gli rispondeva "si, ma io sono monella" e faceva quel che aveva in testa.
I due stavano poi per andare sotto lo scivolo e subito il paranoico: "non andate li, c'è sporco" (?!), poi si sono allontanati di 5 metri per giocare con l'erba e ancora "venite qui, andate sullo scivolo".
Io non sono stata capace di intervenire. Non sapevo come fare! Avrei dovuto dire a Paciuk: "questo è paranoico, tu puoi scendere sdraiato dallo scivolo e anche risalire al contrario, se lo fai in sicurezza e senza rompere agli altri bambini!".
Invece me ne sono stata seduta li vicino a guardare fiera il mio omino che -tentava- di sperimentare. Probabilmente ho fatto anche la figura della madre che se ne sbatteva!

Voi che avreste fatto?

Altro quesito: anche voi pensate come me che la frase "bambini piccoli, problemi piccoli, bambini grandi, problemi grandi" sia una cazzata?" no, perchè io ne sono convinta! 
Magari ci dedicherò un post, devo raccogliere un pò le idee, intanto ditemi come la pensate voi!

venerdì 5 ottobre 2012

L'incredibile opportunità che ti danno i figli

E' stata una settimana particolarmente densa quella che si sta completando. Talmente densa che ieri sera alle 21.40 già giacevo nel letto priva di conoscenza.
Mercoledì il Pi è andato alla prima assemblea di classe. La prima dell'anno scolastico e la prima della sua vita in qualità di genitore. Che fino adesso al nido abbiamo scherzato, ma alla scuola dell'infanzia si fa sul serio, con rappresentanti, referenti, coordinatori e compagnia cantante.
Avevamo concordato la linea da tenere: "quest'anno partecipiamo da osservatori, capiamo come gira, non ci facciamo incastrare".
In effetti il Pi non si è fatto eleggere rappresentante di classe.
Ma si è candidato come referente di tutti i rappresentanti di classe. Praticamente è il tramite tra i rappresentanti di classe e il consiglio d'istituto nonché degli organi superiori.
Ah ma quest'anno non ci facciamo fregare eh. No no.
Il suo ruolo era vacante –chissà come mai- da diversi anni, perché non si trovavano genitori disponibili.
Una volta data la disponibilità ha anche scoperto che l'incarico dura due anni.
No ma noi siamo quelli che non si fanno fregare. Furbi come delle faine!
La butto un po’ sul ridere ma in verità questa candidatura del Pi risponde esattamente a quello che lui, un po’ nebulosamente (ma neanche troppo, che io avevo capito cosa intendesse! , aveva espresso come "bisogno di comunità", inteso come "fare comunità".
Ed è proprio questo che ho potentemente realizzato questa settimana: quanto un figlio ti metta in relazione col tuo prossimo, se solo hai voglia di farlo.
"Essere obbligati" a frequentare parchetti, festicciole di compleanno e poi riunioni e assemblee, automaticamente ti fa entrare in relazione e ti mette in comunicazione con il tuo prossimo. Avendo scelto di far frequentare a Paciuk le scuole pubbliche del nostro quartiere, questo si traduce nella creazione di un tessuto di relazioni che potenzialmente potrebbe protrarsi per anni e infittirsi e arricchirsi. Sembra banale, ma stiamo incontrando persone che hanno sempre abitato a poche centinaia di metri da casa nostra e non abbiamo mai incontrato prima! Passeggiare per il quartiere significa, ora, incontrare sempre più facce note e –spesso- fermarsi anche a fare due chiacchere.
Oltretutto non vivendo in una metropoli scavando un poco più a fondo si scoprono intrecci inaspettati: la mamma di un compagno di Paciuk, per esempio, è stata compagna di classe della sorella del testimone del Pi. Carramba che sorpresa! E qui parte il Tuca-tuca.
Siamo carichi, abbiamo voglia di spenderci e impegnarci e siamo proprio curiosi di vedere cosa salterà fuori.

Buon anno scolastico a tutti!

lunedì 17 settembre 2012

La mammitudine

Mi sono stupita ieri sera nello scoprire di quanto la mammitudine si sia impossessata di me più di quanto io stessa fossi consapevole.
Dopo mesi e mesi e mesi (ok, forse anni) il Pi ha invitato a cena sua cugina con il marito. Sono persone piacevoli, non ci si frequenta molto ma quando accade si passano momenti sereni.
Loro non hanno figli, nonostante abbiano cercato (cerchino?) di averne. Non so molto altro di questo argomento, perché non siamo così in confidenza per fare domande e la questione è talmente delicata che se non sei più che amico è giusto farti gli affari tuoi (my point of view!).
La serata di ieri mi ha lasciato aperto un interrogativo: sono completamente disinteressati all'argomento "prole" oppure interessa talmente tanto che il non raggiungimento del loro scopo li rende apatici di fronte alla prole altrui? Si, perché Paciuk ieri sera ha fatto la parte del soprammobile. Era seduto a tavola con noi, ma era come se non ci fosse: avevano alzato un bel muro tra loro e lui, non hanno accennato a nulla che lo riguardasse, non gli hanno fatto domande dirette, non hanno fatto apprezzamenti tipo "come è vivace/simpatico/spacca palle/logorroico". E vi assicuro che per riuscire a mettere Paciuk in un angolo ci vuole un'abilità davvero speciale, che il ragazzo è stato da noi soprannominato "Ciuchino", che con il quadrupede ha in comune senz'altro la parlantina-fiume inarrestabile.
E quindi, boh, non ci sono abituata.
Da un lato mi spiace se la loro rigidità fosse dettata da un sentimento "vorrei-ma-non-posso", dall'altro mi ha aperto un mondo: può esistere anche una vita senza figli. Detto così sembra banale, ma io non me la ricordo più la vita di "prima" e non la rimpiango neanche. Semplicemente Paciuk c'è e riempie (completamente!) tutti gli spazi, anche quelli che prima erano già occupati da altro/altri! Ma mi sembra la cosa più naturale del mondo. E anche la più bella, a tratti. E vedere la mia Creatura, il mio Orgoglio così messo da parte e ignorato mi ha fatto pensare "embè? Ma come, non riconosci che è un Esserino speciale?" (speciale anche nella logorrea, ma pur sempre speciale).
Mi sono sentita come una che si presentasse con i capelli fucsia e la cresta e nessuno le facesse commenti, fosse anche "ma che cavolo hai fatto".
E niente, il mondo è fatto anche così. Paciuk è parte del mio mondo (stavo scrivendo "il centro", ma forse è un po’ troppo), non di quello di tutti.

domenica 9 settembre 2012

Sono un pò inacidita

Per fortuna che il Pi mi da manforte e mi rassicura sul fatto che non mi sto inacidendo, ma che c'è gente davvero stronza  strana.
REWIND
I nostri vicini-amici, con i quali abbiamo trascorso anche diverse vacanze, oltre che a cene e serate varie, cambiano casa. Hanno deciso di farlo per ingrandirsi un pò (dettaglio acido: due figli DEVONO avere due stanze, altrimenti come crescono?) e per avvicinarsi ai nonni, che indubbiamente potranno aiutarli nella gestione dei due pupi che hanno messo rapidamente, volontariamente al mondo.
Hanno trovato casa più di 8 mesi fa e sono riusciti a incasinarsi e complicarsi la vita in un modo veramente esemplare, perchè la loro nuova casa sarà pronta indicativamente a gennaio (costruttore permettendo), ma avendo deciso di inserire i bimbi al nido già nel nuovo paese (30 km da qui) avevano deciso di prendere un appartamento in affitto arredato laggiù. Ma fino a settimana scorsa non l'avevano ancora trovato.
A me sembra patologico, ma contenti loro...
Ecco, peccato che NON fossero contenti e trapanassero i cabasisi a tutto il mondo circa quanto fossero stanchi, quanto fosse faticoso, quante cose avessero da fare. Il tutto ancora PRIMA di iniziare a imballare il necessario.
A dir la verità sono tornati stanchi già dalle 3 settimane di mare e ci hanno stracciato i maroni raccontando, a noi che eravamo a casa a scioglierci, quanto fosse stressante stare al mare con due bimbi piccoli. Poi per riprendersi sono andati al lago un'altra settimana.
Ok, di sicuro parte della mia acidità può essere data anche dall'invidia, che loro pare abbiano trovato la gallina dalle uova d'oro, visto che lei è 3 anni che non lavora (per le 2 gravidanze consecutive) e sono comunque riusciti non solo a cambiare casa, ma pure a farsi quel popò di vacanze.
Però adesso arriva l'epilogo e ditemi voi se esagero.
Li abbiamo visti domenica scorsa, per tutto il pomeriggio e parte della serata, al battesimo dei due bambini ed eravamo d'accordo che il martedì sarei salita da loro per fare gli auguri al piccolo, che compiva un anno.
Il martedì non erano in casa e allora ho mandato un sms chiedendo quando li avrei trovati.
Mi hanno risposto che con l'inserimento dei bimbi erano "molto presi, molto stressati" (novità delle novità) e "prima o poi ci vedremo"(ma non lo sapevate la domenica che sarebbe iniziato l'inserimento?).
Ieri mattina li abbiamo visti con un furgone pieno. Ci siamo fermati e -increduli- abbiamo chiesto: "ma avete trovato l'appartamento? state andandovene?", in tutto il pomeriggio di domenica non avevano trovato il tempo di dircelo e noi avevamo smesso di chiederlo perchè andavano in paranoia ogni volta che si toccava l'argomento "casa". La risposta è stata vaga e confusa "stiamo spostando la roba dei bambini, poi finiremo settimana prossima" (ma i bambini staranno nell'appartamento nuovo da soli?! boh).
E poi sono spariti. Non ci hanno nemmeno suonato il campanello per dirci "ciao noi andiamo". Però di fatto non ci sono più.
Vabbè ciao eh! Il regalo per vostro figlio lo riciclo al prossimo compleanno!

venerdì 7 settembre 2012

Sapevo che sarebbe stato peggio, ma speravo di sbagliarmi


Eccoci qui, finalmente dopo incastri da circo, magheggi che nemmeno Silvan e tanta, tanta disponibilità della Nonna Super, abbiamo cominciato l'avventura della materna.
Lo scorso anno ci avevano annunciato un inserimento "soft", poiché già durante l'anno avevano iniziato ad andare a conoscere l'ambiente e le maestre, proprio per ridurre lo "scoglio" dell'impatto con una nuova realtà (che poi è il cancello accanto a quello dell'anno scorso, mica lontano anni luce, ma vabbé).
Avevamo fatto incontri con le nuove maestre, che ci avevano riempito le orecchie di bla-bla, che francamente io, che ero tranquillissima circa questo passaggio, certa che mio figlio (come il 99% dei bambini) avesse gli strumenti per affrontarlo, stavo iniziando a preoccuparmi. Che se continui a dirmi "non preoccuparti, non preoccuparti" a me la domanda mi sorge spontanea: ma visto che in effetti io non mi preoccupo, forse dovrei farlo, almeno poi tu mi tranquillizzi? Insomma ero entrata un po’ in loop, che avevo poi messo in stand-bye (orribili due parole inglesi in una frase sola, perdonatemi) per godermi l'estate e le vacanze.
Ora ci siamo, è tempo di iniziare. E ho già capito che non dovevo preoccuparmi per Paciuk, ma per noi genitori.
Il primo rendez-vous (aridaje con le parole straniere) è stata la riunione di lunedì con tutte le maestre. Ed è risultato chiaro che l'organizzazione non è esattamente una dote della scuola italiana. Si, perché se a 2 giorni dall'inizio dell'anno manca ancora una maestra (la nominano lunedì prossimo, con calma che devono pensarci bene) e non è chiaro se sarà attivo o meno il servizio di posticipo, è inutile che mi dici "ma qui è diverso dal nido, qui sono più bambini", la verità è che c'è disorganizzazione, punto!
E' senz'altro vero che gestire 10 bambini piuttosto che 28 sia molto diverso, ma cosa c'entra questo con il non avere ancora la maestra o il non aver contato i numeri di bambini che necessitano del posticipo, per capire se si possa attivare o meno il servizio? E' chiaro che non è colpa della scuola materna in se, ma dell'istituto comprensivo e della sua segreteria, ma il risultato non cambia.
Mercoledì siamo finalmente andati con i nostri pupi belli come il sole, pronti a trascorrere insieme le due ore che ci erano concesse come primo giorno.
E due ore di compresenza ieri
E due ore di compresenza oggi.
Paciuk già da ieri guardava il Pi con sguardo interrogativo del tipo: "ma che ci fai ancora qui? Ho ritrovato i miei amici, ci sono un sacco di giochi e di cose da fare, perché non vai al lavoro?"
Ma la chicca sarà lunedì: i nuovi arrivati treenni frequenteranno dalle 9 alle 10, poi tutti a casa.
WHAT? Un'ora?!
Praticamente non fa in tempo ad arrivare e decidere con cosa giocare, che è ora di salutare tutti.
La giustificazione è stata: ricominciano anche i mezzani e i grandi e hanno diritto anche loro ad un'accoglienza adeguata. Quale migliore accoglienza della presenza di nuovi nanetti da strapazzare ed maltrattare educare, dopo essere finalmente passati allo status di "più grandi di"?
Alla riunione ci avevano annunciato questo orario un po’ bislacco, che avrebbe dovuto oltretutto protrarsi per TUTTA LA SETTIMANA, e io timidamente avevo chiesto: "se ho ben capito però questo orario è NELLA PEGGIORE DELLE IPOTESI, nel caso cioè che il bambino fatichi ad inserirsi e/o staccarsi dal genitore, giusto?" "si signora, ha capito bene, è nella peggiore delle ipotesi".
Ecco allora non ho capito perché siamo a venerdì pomeriggio e io e il Pi stiamo organizzando l'ennesimo incastro per stabilire chi potrà godere della compagnia del Paciuk lunedì dopo le 10, visto che la Nonna Super ha un altro impegno (e noi, ottimisticamente è vero, non ci eravamo organizzati perché CONOSCIAMO il nostro pollastro ed eravamo certi che ritrovare tutti i suoi amici sarebbe bastato a farlo decollare)…

Suggerimenti?

domenica 8 luglio 2012

Nell'abisso e ritorno

Sono stata al funerale del Piccolo. Ci sono andata con il cuore nell'abisso, svuotata e incredula.
E' stato pesante, potente, straziante e totalizzante.
La sorpresa è stata la sensazione di leggerezza che è riuscito a infonderci il prete. Mai mi sarei aspettata che si potessero trovare parole di fronte ad un dramma così, invece c'è riuscito e ha colpito anche il Pi, famoso ateo mangia preti da sempre.
La sera confrontandoci abbiamo entrambi convenuto di quanto fosse riuscito a focalizzare il SENSO: è l'amore che conta -ha esordito all'inizio della messa- e che da senso al tutto. L'amore che è stato scambiato, donato e ricevuto.
E' un concetto semplice, ma per niente scontato. 
E' riuscito a dare un'apparenza di senso a questo dramma e anche a tutto il nostro agire quotidiano. 
E mi sento grata, perché nella mia vita ce n'è tantissimo di amore e la mia famiglia e i miei amici me lo dimostrano in continuazione.
Ma chi ci pensava che una tragedia simile potesse avere questo risvolto?